La Chiesa Cattolica e il problema ecumenico.
Il viaggio di Giovanni Paolo II sulle orme dellApostolo
Paolo, ripropone in termini nuovi il tema dellecumenismo secondo
la Chiesa Cattolico-Romana, e riapre, in tutta la sua drammaticità,
la realtà ecumenica del momento attuale.
Lecumenismo è il movimento di riconciliazione
tra i cristiani che più ha avuto peso nei rapporti interecclesiastici
in questi ultimi cinquantanni. Verso la metà del secolo scorso
la maggioranza delle Chiese Cristiane non cattoliche fondò il Consiglio
Mondiale delle Chiese, spinte dalla necessità di costruire un mondo
di pace e di rispetto reciproco non solo tra stati, ideologie, anche
tra realtà religiose, dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Fu allora il vero inizio storico e lesempio concreto di come,
il bisogno di unità da un lato, e il rispetto per le diversità dallaltro,
fossero essenziali allumanità per un cammino di pace e di
libertà. La vittoria delle democrazie popolari e occidentali contro
le dittature nazi-fascista portò, soprattutto a livello religioso
ed ecclesiale, alla creazione di un organismo profondamente democratico
che mettesse in risalto e valorizzasse tutte le diversità e le qualità
presenti nelle denominazioni cristiane.
Il termine ecumene, da cui ecumenismo,
significa tutto il mondo. Il mondo esplorato da Alessandro
il grande, nel terzo secolo a.C., fu chiamato dai greci, oikoumene,
lintero mondo abitato.
Oggi noi conosciamo unecumene molto più
vasta, diciamo universale, del mondo abitato, allo stesso tempo,
paradossalmente, molto più piccola di quello che conoscevano gli
antichi greci.
Lecumene è vasto e diverso, allo stesso
tempo è sempre più simile ad unimmensa casa (in greco oikos).
Che il mondo abitato sia diversificato lo vediamo dalle infinite
divisioni: geografiche, politiche, ideologiche, religiose. Che sia
unimmensa casa, lo vediamo dalla universalità dei bisogni
e delle necessità: un mondo sano, ecologicamente solido, socialmente
rispettoso dei diritti umani, libero in tutte le sue espressioni
ecc
Ma lo vediamo anche, ed è la contraddizione della grande
casa abitata da tutti, come luogo della globalizzazione economica.
La globalizzazione economica è la tirannia del nostro tempo. Ha
le stesse caratteristiche del nazi-fascismo, anche se le sembianze
sembrano diverse. Se per i nazi fascisti, il fine era rendere
tutti soggetti alla logica dellideologia del più forte o della
razza ariana, il fine della globalizzazione economica è di sottomettere
tutto e tutti alla logica del denaro o del profitto.
Al di là di queste considerazioni, la
realtà dei fatti è che per ora viviamo ancora in una grande
casa in cui dobbiamo abitare insieme bianche e neri, Gentili
e Giudei, Cattolici e Protestanti, Mussulmani e induisti
una famiglia smoderatamente divisa nelle idee, culture e interessi,
e poiché non possiamo vivere separatamente, dobbiamo in qualche
modo imparare a vivere insieme in pace.(Martin Luther King
Where do we go from here: Caos or Community? Boston
1968 pag. 167).
Vivere insieme non vuol dire diventare tutti
uguali, e nemmeno creare dei ghetti. Vuol dire che si deve tenere
conto della presenza degli altri, valorizzarne le qualità e le espressioni,
in ogni caso mai opprimerle, reprimerle o cancellarle.
Le Chiese Cristiane non sono state davvero un
buon esempio dunità e rispetto reciproco. Nei rapporti interecclesiatici,
o ecumenici, il sospetto e larroganza denominazionale sono
criticamente presenti. Con gran fatica le chiese si avvicinano le
une alle altre. Spesso lo fanno sottolineando le proprie qualità
e particolarità, erigendo muri dogmatici insuperabili a qualsiasi
tentativo reale di accettazione reciproca. In realtà, in questo
inizio del nuovo millennio, i gesti più significativi tra le varie
Chiese sono dei blandi riconoscimenti reciproci o dei segni puramente
simbolici di perdono o degli abbracci totalmente formali. Poi tutto
resta come prima, più divisi di prima.
Sui nostri giornali si sottolinea la buona volontà
del Papa cattolico per raggiungere lunità da un lato, e dallaltro
si sottolinea linerzia, se non linimicizia incomprensibile
delle Chiese non cattoliche, in modo particolare della Chiesa Ortodossa.
Purtroppo non si tiene conto del fatto che se esistono realtà religiose
e storiche diverse, le differenti strutture ecclesiastiche hanno
la loro ragione dessere. Si tratta di individuarne i valori,
conoscerne i contenuti. Questo è compito serio di uno studio sulla
realtà oggettiva delle divisioni in seno al Cristianesimo, ed è
anche il primo vero passo dinizio al lungo e difficoltoso
cammino ecumenico.
Ora che il Papa cattolico abbia voluto fare un
viaggio sulle orme dellApostolo Paolo va bene, ma non può
avere significato per le altre Chiese, anzi, è interpretato, ancora
una volta, come tentativo duniversalizzazione della Chiesa
Cattolica a scapito di tutti gli sforzi ecumenici che salvaguardano
lintegrità delle strutture ecclesiastiche denominazionali.
Viviamo una profonda crisi del movimento ecumenico
perché ciascuna Chiesa si sente minacciata nel proprio intimo, nei
propri sentimenti di Chiesa che rappresenta localmente il corpo
di Cristo, la Chiesa universale. La crisi è aggravata da difficoltà
dordine politico e sociale, oltre che economico. Ciò comporta
unulteriore difficoltà dincontro. I viaggi del Papa,
compiuti sotto il segno di grandiosa pubblicità, con utilizzo forsennato
di mass media, con grande dispendio di mezzi e raccontati in maniera
trionfalistica e agiografica da giornalisti che fanno a gara nelladulazione
e nella sacralizzazione - di qualcosa che comunque sacro non è -
, infastidiscono quelle Chiese, in particolare la Chiesa Ortodossa,
che sono o nella situazione di povertà economica e politica o che
si sentono assediate da un battage pubblicitario che è considerato
proselitismo nei loro confronti.
I viaggi del Papa, al contrario di quel che vogliono
apparire, sono tuttaltro che benefici al movimento ecumenico.
Si tratta di chiarire quali sono i fini di tali viaggi. Se sono
interni alla Chiesa Cattolica, benissimo, è più che giusto che il
capo di questa chiesa renda visita a tutti i suoi fedeli. Se sono
invece unostentazione politica ed ideologica della grandezza
universale della Chiesa Cattolica allora cambia la musica. Il mondo
dellecumenismo non vuole unità strutturale, vuole unità ideale
e teologica di base.
Se infine, i viaggi del Papa sono il simbolo
di vestigia di potere temporale con mire universali (attraverso
la proclamazione e riaffermazione
di valori morali e schemi moralistici cattolici, per es.:
la proprietà, la famiglia, la struttura verticale della società,
ecc
) allora tutto diventa ancora più complicato e pericoloso
per il cammino ecumenico.
Gioele Fuligno
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