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Associazione politico culturale
Oltre l’Occidente
Per una alternativa allo sviluppo
P.zza A. Paleario 7
03100, Frosinone
ccp 10687036

INTERVENTO SULLA GLOBALIZZAZIONE

Per parlare di globalizzazione introdurre con:

 

  - fine del legame positivo crescita - occupazione (LUCIDO 6 crescita del Pil mondiale - crescita dell’occupazione)

         - fine del modello fordista (breve chiarimento attraverso:

       - fine delle strategie basate sulle economie di scala

       -  rapporto mercato impresa: dalla grande impresa fordista alla lean production

       - delocalizzazioni produttive e divisione internazionale del lavoro (LUCIDO 7 Gabbie salariali: produttività del lavoro e salari a livello mondiale)

       - liberalizzazione movimenti di capitali e espansione dei mercati finanziari

       - crisi dello Stato - Nazione

       -fine del compromesso socialdemocratico

 

 

Comincia quella che verrà chiamata GLOBALIZZAZIONE economica, che ha caratteristiche diverse rispetto alla internazionalizzazione e alla multinazionalizzazione

 

LUCIDO 8

INTERNAZIONALIZZAZIONE

Riguarda lo scambio commerciale tra diverse realtà nazionali - presuppone una unificazione spaziale, ma ancora comunità nazionali che mantengono intatta la loro autonomia; l’interrelazione è differita.

 

MULTINAZIONALIZZAZIONE

Costituisce un passo ulteriore nel grado di integrazione: è caratterizzata dal trasferimento e dalla delocalizzazione di risorse, soprattutto capitale, da una economia all’altra. Nascono imprese unificate dal punto di vista finanziario, ma localizzate in varie realtà nazionali. Un unico soggetto economico - la impresa multinazionale - diviene capace di influenzare diverse realtà nazionali.)

 

Il fenomeno è stato così definito

 

LUCIDO 9

LA GLOBALIZZAZIONE

(Revelli)

è caratterizzata da:

1) una sostanziale simultaneità temporale:

la possibilità, cioè, che una serie di fenomeni abbiano un qualche effetto, in tempo reale o in una successione temporale molto rapida, in una pluralità di luoghi distribuiti casualmente a livello planetario;

2) una parallela indifferenza spaziale:

 i fenomeni si influenzano tra di loro a prescindere dalla distanza spaziale tra i luoghi in cui avvengono.

 

 

 

 

LUCIDO 10

GLOBALIZZAZIONE

(Samir Amin)

Lo spazio della riproduzione e dell’accumulazione del capitale non coincide più con lo spazio della sua gestione politica e sociale: c’è separazione tra lo spazio mondializzato della gestione economica e gli spazi nazionali della sua gestione politica e sociale.

Quindi gli organismi economico-commerciali stanno soppiantando quelli propriamente politici (e democratici)

 

  Ma quali sono gli elementi determinanti dello svuotamento dei diritti DEMOCRATICI findamentali?

 

LUCIDO 11

CARATTERISTICHE DELLA GLOBALIZZAZIONE

(Petrella)

1. Non c'è più l'ascensore (una serie di piani differenti di azione sostanzialmente legati attraverso il canale statale)

2. I processi di liberalizzazione, deregolamentazione e privatizzazione si devono diffondere

3. Il potere delle banche centrali, assunto attraverso un'autonomia assoluta rispetto alla politica (non rispetto ad altri e più forti poteri, si pensi alla Banca d’Italia i cui azionisti sono banche una volta pubbliche e oggi in via di privatizzazione) ha trasformato la moneta in una merce come le altre ed il mercato finanziario nel Mercato.

 

Le banche centrali sono chiamate ad una sola funzione: salvaguardare il valore della moneta, lottare contro l'inflazione attraverso politiche restrittive.  

[ A partire dalla metà degli anni settanta con la liberalizzazione dei movimenti dei capitali la moneta cessa di essere uno strumento per  finanziare la produzione di ricchezza e si trasforma in una merce autonoma, che viene acquistata  e venduta in quanto merce. Questo ha prodotto una progressiva e immensa accumulazione monetaria ed il trasferimento progressivo del risparmio in questo mercato autonomo e tiranno deviandolo dalla produzione di ricchezza  (Ricordare AMIN).

Con la liberalizzazione dei movimenti di capitali si è sancito il diritto per chi detiene il capitale di non rendere conto a nessuno; si è sancito il diritto alla ricerca del massimo profitto indipendentemente da qualsiasi vincolo comunitario. Con l'autonomia delle banche centrali dal vincolo politico si  è sancita la neutralità della moneta. (Vedi Petrella ) Il potere dei mercati finanziari è diventato tale da essere l'unico punto di riferimento necessario delle scelte politiche dei governi nazionali. Il potere politico, d'alta parte, per assolvere a questa tutela delle esigenze del capitale ha necessità di diventare impermeabile alle istanze sociali - anche le più moderate - e diventare autonomo.]

 

 

 

 

 

 

 

LUCIDO 12

LA GLOBALIZZAZIONE

(Wallerstein)

comporta

- la creazione di un mercato unificato mondiale

- la assolutizzazione della forma merce come fonte universale di medium fra gli uomini

 

  Per Wallerstein la globalizzazione si presenta, cioè, in prima istanza, nella forma della creazione di un mercato unificato mondiale, da una parte, e della assolutizzazione della forma-merce intesa come fonte univerale di medium tra gli uomini, riconosciuta incondizionatamente da tutte le culture, dall'altra. L'indifferenziazione  dello spazio, che costituisce la sostanza della globalizzazione, la sua indifferenza alle determinazioni concrete,  è l'equivalente del processo di astrattizzazione del lavoro nella merce e della totale indifferenza al contenuto concreto che accompagna, nell'analisi marxiana, la metamorfosi dal valore d'uso al valore di scambio.

 

La globalizzazione si sostanzia in una perdita secca di sovranità degli Stati Nazionali

 

COME SIAMO ARRIVATI A QUESTO?

per capirlo dobbiamo esaminare il concetto di sviluppo inteso nel senso datogli da Truman nel 1949, in un discorso sullo stato della nazione

 

1949

discorso di TRUMAN: abbiamo i mezzi e le conoscenze per permettere ai paesi “arretrati” di raggiungerci, di seguire il nostro esempio. Iniziano gli aiuti allo sviluppo (si comincia a misurare lo sviluppo secondo i criteri occidentali: il PIL) Vedere che cosa  misura il PIL

 

LUCIDO 1

PIL

E’ costituito dal valore monetario dei beni e servizi prodotti in un anno in un paese

 

- Consumi del settore privato

- Investimenti

- Spesa pubblica

- Variazioni del capitale azionario

- differenza tra esportazioni e importazioni

 

NON CONSIDERA: la distribuzione della ricchezza, valori come l’ambiente (anzi!), o la qualità della vita, i livelli salariali, la qualità della spesa pubblica (es. armi o scuole) ecc.

 

Perché si misura così lo sviluppo? Che risultati si ottengono?

 

Risultati dopo 50 anni UNDP’96 e ‘97

 

Imbuto del mondo LUCIDO 2

 

LUCIDO 3

I progressi nella riduzione della povertà

UNDP 1997


- Europa e Nord America con la crescita iniziata a partire dalla rivoluzione industriale, già nel 1950 avevano la gran  parte della loro popolazione con accesso al pieno impiego ed al Welfare State.

- Nei PVS a partire dagli anni 50, e con la fine del colonialismo, si è avuto un miglioramento sostanziale nell’istruzione e nella sanità ed una buona crescita economica

 

(Si tratta, come si vede, di quello che AMIN chiama il “comppromesso storico” e che Revelli chiama “compromesso socialdemocratico” tra capitale e lavoro, venuto dalla sconfitta a livello mondiale del fascismo e che ha caratterizzato il periodo fino agli anni ‘70 attraverso lo Stato Sociale all’Ovest, il Sovietismo all’Est, il populismo al sud. Il compromesso era imperniato sulla fabbrica fordista e su una economia progressivamente internazionalizzata, ma in cui gli Stati nazionali erano i soggetti fondamentali, ndr)

 

LUCIDO 4

POVERTÀ

UNDP 1997

 

- MENO DI UN DOLLARO (1$ ) al giorno

1 MILARDO E 300 MILIONI DI PERSONE

 

- ASIA  DEL SUD - POVERI DI REDDITO

510 MILIONI

 

- AFRICA SUB-SAHARIANA - POVERI DI REDDITO

220 MILIONI

 

- AMERICA LATINA E CARAIBI -POVERI DI REDDITO

110 MILIONI

 

- EUROPA DELL’EST -POVERI DI REDDITO (meno di 4$ al giorno)                               

120 MILIONI

 

- PAESI INDUSTRIALIZZATI -POVERI DI REDDITO (meno della metà del reddito medio)

100 MILIONI

 

         Ma gli avanzamenti sono stati ineguali e accompagnati da arretramenti tali che la povertà rimane diffusa:

- Più di 1/4 della popolazione mondiale vive in condizioni di povertà umana (IPU)

- Circa 1 miliardo e trecento milioni di persone vivono con un reddito inferiore ad 1$ al giorno

- L’Asia del Sud ha il maggior numero di persone povere di reddito: 510 milioni. L’Asia dell’Est e quella del Pacifico contano 950 milioni del miliardo e trecento milioni di poveri di reddito complessivi (Ricordare che il 20% più ricco della popolazione mondiale percepisce l’82% del reddito mondiale e che il restante 80% della popolazione si “divide” il restante 18% del reddito mondiale, ndr).

- L’Africa sub-Sahariana ha la più elevata proporzione del mondo di poveri rispetto alla popolazione, il più rapido tasso di povertà umana e 220 milioni di poveri di reddito. Si stima che la povertà di reddito nel 2000 riguarderà la metà della popolazione.

- In America Latina e nei Caraibi la povertà di reddito (110 milioni di persone) è più diffusa  della povertà umana

- I paesi dell’Europa dell’Est hanno visto negli ultimi dieci anni il più forte deterioramento: mentre la povertà di reddito prima riguardava una piccola parte della popolazione, oggi essa riguarda 1/3 della popolazione (120 milioni di persone, con reddito inferiore a 4 dollari al giorno)

- Nei paesi industrializzati, più di 100 milioni di persone sono al di sotto della soglia della povertà, fissata in metà del reddito medio e 35 milioni sono senza casa.

 

Nuove pressioni globali stanno creando, o minacciando, ulteriori incrementi della povertà:

- Si ha lenta crescita economica, stagnazione e addirittura declino in circa 100 paesi.

- Continuano le guerre in più di 30 paesi soprattutto in Africa

- Si estendono minacce come l’AIDS

 

LUCIDO 5

UNDP 1997

Fra il 1987 e il 1993 il numero degli individui con reddito inferiore ad un dollaro (1$) al giorno è passato da 100 milioni a 1,3 miliardi, con tendenza all’aumento in tutte le regioni tranne il sud-est asiatico.

 

C’è una nota interessante: si parla molto dei paesi industrializzati

- La disoccupazione è crescente

- la caduta dei salari e il taglio dei servizi sociali hanno ridotto molti individui alla povertà

- la priorità nei paesi industrializzati sembra essere stata data al risparmio (alla sua tutela, ndr) e alla riduzione dei servizi. L’idea di un autentico welfare state è stata seiamente messa in discussione.

 

I risultati dell’applicazione di quel concetto di Sviluppo sono dunque questi: l’esplosione del sottosviluppo nonostante che

 

NEGLI ANNI 50-60

         FINISCE IL COLONIALISMO e nasce la speranza che i vecchi meccanismi del sottosviluppo siano superati (es. le materie prime, meccanismo che non è affatto stato superato)

 

Anzi, nascono nuovi meccanismi del sottosviluppo negli

ANNI 73-79

         LE CRISI ENERGETICHE

portano allo sviluppo del debito estero per molti paesi (breve storia dell’esplosione)

                         

Nel 1982

Il Ministro delle Finanze del Messico  J.Silva Herzog annuncia l’impossibilità di pagare il debito estero

 

1982

Nel Vertice di Toronto (W.Rodhes - per le banche newyorkesi - P.Volcker - per la FED - Jacques De Larozier - per il FMI) decidono, dopo il “buon esito” delle elezioni, di negoziare nuovi crediti al Messico

Seguono le Reaganomics con $ alle stelle e crescita del servizio del DE

Entrano sulla scena BM e FMI

che sono due agenzie ONU

 

(ISTITUZIONI ONU)

 

LUCIDO 13

LO STATUTO DELLE NAZIONI UNITE PREVEDE:

1. Sovranità degli stati membri

2. Sovrana uguaglianza tra gli stati

3. Non ingerenza negli affari interni.

 

 

Gli interventi dell’ONU, anche attraverso le sue Agenzie, devono rispettare questi principi. Per quel che concerne gli interventi in campo macroeconomico essi sono, in base allo statuto ONU, di competenza dell’ECOSOC (Consiglio economico e sociale); gli interventi che possano avere effetti sulle politiche nazionali di uno stato sono demandati all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Lo scopo è quello di tutelare la sovranità degli stati e il principio di non ingerenza. Quindi, a norma dello statuto dell’ONU, dovrebbe essere l’Assemblea Generale a stabilire le forme di intervento, ed a metterle in atto dovrebbe poi essere l’ECOSOC, che ha il compito di coordinare le Agenzie specializzate delle NU

          (come la FAO - agenzia per l’alimentazione e l’agricoltura, che si occupa quindi dei linvelli nutrizionali, del rendimento e dell’efficienza della distribuzione di prodotti agricoli -, l’UNESCO - che si occupa di istruzione, scienzA e cultura, quindi della diffusione dell’istruzione, di stabilire le basi scientifiche e tecniche per lo sviluppo, di preservare i valori culturali -, o l’UNIDO - che si occupa dello sviluppo industriale nei PVS e che dall’86 è un’agenzia specializzata)

 

Il FMI e la BM sono, formalmente, delle agenzie specializzate del sistema delle NU. Nacquero dagli accordi di Bretton Woods.  Esse tuttavia sono assoggettate ad una regolamentazione speciale e, contrariamente al caso delle altre agenzie specializzate, tale regolamentazione deroga ai principi dello Statuto delle Nazioni Unite - sulla base di accordi speciali del 1947 contrastati da URSS, Norvegia e Venezuela - sotto tre aspetti fondamentali:

 

1. Mentre nel sistema delle Nazioni Unite e nelle sue agenzie i meccanismi di governo sono regolati sul meccanismo democratico (ogni paese esprime un voto nell’Assemblea Generale ed è questa che elegge gli organi esecutivi degli organismi), nel FMI e nella BM vige il meccanismo tipico delle società per azioni (ogni azione del capitale versato da diritto a un voto, si potrebbe dire 1$ = 1 voto)

2. Nello statuto ONU gli Stati membri hanno diritto a non essere trattati diversamente dagli altri indipendentemente dalla loro ricchezza e i programmi sono rivolti a tutti gli Stati o a particolari categorie economiche (solo l’Assemblea generale può prendere decisioni con conseguenze sulle politiche nazionali). BM e FMI, invece, possono decidere misure specifiche per i singoli paesi senza alcuna decisione collettiva, ma solo in base al meccanismo 1 $/1 voto.

3. Il principio di sovranità e di non ingerenza sono sistematicamente violati dal momento che il FMI e la BM possono vincolare la concessione di nuovi crediti ai singoli paesi all’attuazione di specifiche misure di politica economica e finanziaria.

 

A FMI e BM cui viene affidato il compito di controllare che i debitori “aggiustino” le loro economie  attraverso l’imposizione dei Piani di Aggiustamento Strutturale (LUCIDO 14)

  1. Contenere la domanda attraverso il taglio della spesa pubblica e politiche monetarie restrittive per frenare l’inflazione, riduzione del costo del lavoro

  Il che porta di solito alla riduzione delle spese sanitarie di istruzione ecc.

  2. Politiche di riconversione dell’economia: orientarsi verso prodotti commerciabili all’estero, esportando, il che va favorito da svalutazioni competitive della moneta

  3. Politiche a lungo termine: liberalizzazioni, privatizzazioni, apertura dei mercati agli operatori esteri, liberalizzazione dei mercati dei capitali, deregulation commerciali

 

Le conseguenze sono state:

- Creazione di una dipendenza alimentare

- Impossibilità di accedere ai prodotti importati a causa delle svalutazioni della moneta

- orientamento dell’economia verso il mercato esterno ed abbandono del mercato interno

- competizione delle piccole imprese agricole o artigianali locali con le grosse multinazionali che ha fatto crescere i fallimenti o l’acquisizione da parte delle multinazionali e la disoccupazione.

 

1985

Il FMI sospende i prestiti già approvati a Brasile e Argentina che non hanno attivato i PAS.

Il Perù (pres. A.Garcia) decide di dedicare solo il 10% delle entrate al pagamento del debito

 

1990

Uno studio sui PAS finanziato dal FMI sostiene che “nei paesi sottomessi (sic!) a PAS il tasso di crescita - del PIL, ndr - si è notevomente ridotto

MA

LUCIDO 15

Tra l’84 e il ‘90 il trasferimento netto di risorse finanziarie dal sud al nord (le banche commerciali del nord), per il pagamento del servizio del debito estero è stato di 178 MLD di $

 

Quindi BM e FMI hanno assolto il loro compito

 

1992

La BM ha scoperto, con una sua commissione interna, che almeno il 35% dei progetti finanziati nel ‘91 erano insoddisfacenti e che quasi l’80% dei progetti non era in regola con le procedure che ne regolavano il finanziamento (impatto ambientale, linee guida sul settore energetico, sulla gestione delle acque)

Quindi la BM decide di rivedere le linee e le politiche guida in vari settori sotto forma di documenti GOOD PRACTICE non vincolanti, preferiti a quelli vincolanti delle BANK PROCEDURES)

 

1994

La BM annuncia una serie di cambiamenti nelle politiche e negli atteggiamenti verso le popolazioni locali, le ONG, i modelli di sviluppo, l’ambiente e la trasparenza.

D’altra parte resta invariato l’obiettivo principale della BM: la liberalizzazione nella circolazione dei capitali (efficienza allocativa) e lo stimolo alla crescita quantitativa, nella speranza che essa produca benessere.

 

Ma questa filosofia ha già portato alla QUINTUPLICAZIONE della produzione mondiale dal 1950 ad oggi e nonostante questo abbiamo visto determinarsi un imbuto, l’imbuto del mondo LUCIDO 2 (grafico), oltre ad aumentare le pressioni sull’ecosistema e sulle risorse naturali del pianeta

 

CONCLUSIONI


Rapprto UNDP 1996

Il ruolo della crescita economica

1. La crescita è fallita negli ultimi 15 anni in circa 100 paesi, nei quali vive almeno 1/3 della popolazione mondiale.

2. Ci vuole maggiore attenzione alla qualità della crescita.

3. Il mondo è più polarizzato

- Il 20% della popolazione ha visto la propria quota di eddito globale diminuire negli ultimi 30 anni dal 2,3% all’1,4%

IMBUTO del mondo LUCIDO

- Il 20% più ricco ha aumentato la propria quota del reddito globale dal 70% all’85%; il rapporto tra quote dei più ricchi e quote dei più poveri è passato da 30 a 1 a 60 a 1.

- 358 miliardari in dollari hanno attività (patrimoni) che superano la somma dei redditi annuali dei paesi che raccolgono il 45% della popolazione mondiale.

- Il divario nei redditi pro capite dal ‘60 ad oggi è triplicato.

- Negli ultimi 30 anni la porzione di popolazione che ha visto il proprio reddito aumentare almeno del 5% è raddopiata (passando dal 12% al 27%), mentre quella che ha visto diminuire il proprio reddito pro capite è più che triplicata (passando dal 5% al 18%)

         In conclusione il Rapporto del ‘96 sostirene: lo sviluppo che oggi perpetua le disuguaglianze non è sostenibile, nè merita di essere sostenuto.

         L’idea che sta alla base del Rapporto è che non c’è Sviluppo Umano durevole senza crescita economica. Il problema irrisolto, nella logica del rapporto è che la graduatoria dei paesi che vedono migliorare lo sviluppo umano e quella dei paesi che in termini di crescita economica stanno avvantaggiandosi dell’apertura dei mercati e della globalizzazione sono molto differenziate (nonostante l’indice di sviluppo umano contempli, oltre al reddito, esclusivamente il livello di istruzione medio e la speranza di vita alla nascita - mentre nel primo Rapporto c’era anche una valutazione sui diritti umani, civili, la parità fra i sessi, l’esistenza della pena di morte ecc.). Quindi il rapporto non individua alcuna contraddizione tra l’obiettivo della crescita e quello dello sviluppo umano. Ma cos’è la crescita (vedi Palazzi)?

        

 

Rapporto UNDP 1997

Sradicare la povertà

         Contro la povertà in questo secolo sono stati ottenuti risultati notevoli in molte parti del mondo (trattandosi dell’intero secolo è un’affermazione incontestabile  è un’affermazione incontestabile: riguarda tutti i paesi del Nord del mondo, cioè tutta la fase espansiva del capitale che, al Centro, ha drasticamente ridotto la povertà, ndr).

         Tuttavia 1/4 della popolazione mondiale si trova tuttora in uno stato di grande deprivazione, il che è inaccettabile in una economia globale di 25 mila miliardi di dollari, poiché ciò è la conseguenza di vergognose e imperdonabili disuguaglianze e carenze nelle politiche nazionali e internazionali.

         Il Rapporto è ottimista: i paesi in occasione del Summit Mondiale sullo Sviluppo Sociale del 1995 (Coopenaghen) si sono impegnati,  e stanno seriamente impegnandosi per sradicare la povertà. C’è dunque la possibilità di raggiungere l’obiettivo del titolo entro i primi decenni del ventunesimo secolo (!). (Bisogna ricordare - vedi Castagnola - il rapporto Povertà della Banca Mondiale che parlava di un miliardo e mezzo di persone escluse dallo sviluppo, con la fine dell’idea che lo sviluppo ci sarà per tutti, ndr).

 

LUCIDO

 

I progressi nella riduzione della povertà


- Europa e Nord America con la crescita iniziata a partire dalla rivoluzione industriale, già nel 1950 avevano la gran  parte della loro popolazione con accesso al pieno impiego ed al welfare State.

- Nei PVS a partire dagli anni 50, e con la fine del colonialismo, si è avuto un miglioramento sostanziale nell’istruzione e nella sanità ed una buona crescita economica

 

 

(Si tratta, come si vede, di quello che AMIN chiama il “comppromesso storico” e che Revelli chiama “compromesso socialdemocratico” tra capitale e lavoro, venuto dalla sconfitta a livello mondiale del fascismo e che ha caratterizzato il periodo fino agli anni ‘70 attraverso lo Stato Sociale all’Ovest, il Sovietismo all’Est, il populismo al sud. Il compromesso era imperniato sulla fabbrica fordista e su una economia progressivamente internazionalizzata, ma in cui gli Stati nazionali erano i soggetti fondamentali, ndr)

POVERTÀ

Dati UNDP 1997

 

- MENO DI UN DOLLARO (1$ ) al giorno

1 MILARDO E 300 MILIONI DI PERSONE

 

- ASIA  DEL SUD - POVERI DI REDDITO

510 MILIONI

 

- AFRICA SUB-SAHARIANA - POVERI DI REDDITO

220 MILIONI

 

- AMERICA LATINA E CARAIBI -POVERI DI REDDITO

110 MILIONI

 

- EUROPA DELL’EST -POVERI DI REDDITO (meno di 4$ al giorno)              

120 MILIONI

 

- PAESI INDUSTRIALIZZATI -POVERI DI REDDITO (meno della metà del reddito medio)

100 MILIONI


 

         Ma gli avanzamenti sono stati ineguali e accompagnati da arretramenti tali che la povertà rimane diffusa:

- Più di 1/4 della popolazione mondiale vive in condizioni di povertà umana (IPU)

- Circa 1 miliardo e trecento milioni di persone vivono con un reddito inferiore ad 1$ al giorno

- L’Asia del Sud ha il maggior numero di persone povere di reddito: 510 milioni. L’Asia dell’Est e quella del Pacifico contano 950 milioni del miliardo e trecento milioni di poveri di reddito complessivi (Ricordare che il 20% più ricco della popolazione mondiale percepisce l’82% del reddito mondiale e che il restante 80% della popolazione si “divide” il restante 18% del reddito mondiale, ndr).

- L’Africa sub-Sahariana ha la più elevata proporzione del mondo di poveri rispetto alla popolazione, il più rapido tasso di povertà umana e 220 milioni di poveri di reddito. Si stima che la povertà di reddito nel 2000 riguarderà la metà della popolazione.

- In America Latina e nei Caraibi la povertà di reddito (110 milioni di persone) è più diffusa  della povertà umana

- I paesi dell’Europa dell’Est hanno visto negli ultimi dieci anni il più forte deterioramento: mentre la povertà di reddito prima riguardava una piccola parte della popolazione, oggi essa riguarda 1/3 della popolazione (120 milioni di persone, con reddito inferiore a 4 dollari al giorno)

- Nei paesi industrializzati, più di 100 milioni di persone sono al di sotto della soglia della povertà, fissata in metà del reddito medio e 35 milioni sono senza casa.

 

Nuove pressioni globali stanno creando, o minacciando, ulteriori incrementi della povertà:

- Si ha lenta crescita economica, stagnazione e addirittura declino in circa 100 paesi.

- Continuano le guerre in più di 30 paesi soprattutto in Africa

- Si estendono minacce come l’AIDS

 

 

LUCIDO

Fra il 1987 e il 1993 il numero degli individui

 con reddito inferiore ad un dollaro (1$)

 al giorno è passato da 100 milioni a 1,3 miliardi, con tendenza all’aumento

in tutte le regioni tranne il sud-est asiatico.

 

C’è una nota interessante: si parla molto dei paesi industrializzati

- La disoccupazione è crescente

- la caduta dei salari e il taglio dei servizi sociali hanno ridotto molti individui alla povertà

- la priorità nei paesi industrializzati sembra essere stata data al risparmio (alla sua tutela, ndr) e alla riduzione dei servizi. L’idea di un autentico welfare state è stata seiamente messa in discussione.


 

[La globalizzazione

Procede a velocità sostenuta, ma senza mappa o bussola, producendo insieme sviluppo (Cina, India e tigri asiatiche) e povertà fra e all’interno dei paesi. Con l’estendersi degli scambi  e degli investimenti esteri, i PVS hanno visto aumentato il divario fra vincitori e perdenti. Nel frattempo, molti paesi industrializzati constatavano l’innalzamento della disoccupazione a livelli mai registrati dagli anni ‘30, mentre la diseguaglianza di reddito toccava livelli non raggiunti dal scorso secolo.

- Gli investimenti esteri diretti hanno ignorato più della metà dei PVS e per i 2/3 sono andati a soli 8 paesi.

- Le ragioni di scambio peggiorano per i paesi poveri

- Edidtono forti barriere protezionistiche nei confronti delle importazioni dai PVS

- Il 20% più povero della popolazione mondiale, che nel 1960 otteneva il 2,3% del reddito globale, e nel 1991 otteneva l’1,4% del reddito globale, oggi ottiene l’1,1% del reddito globale e questa quota tende a diminuire.

 

Bisogna gestire la globalizzazione attraverso migliori politiche più favorevoli ai poveri. Non bisogna solo acclamare da spettatori la globalizzazione. Lo Stato deve provvedere alla creazione di un ambiente che permetta un ampio supporto politico e alleanze per strategie e mercati favorevoli ai poveri, intervenendo nelle aree dell’istruzione di base e della sanità per tutti, della riforma delle istituzioni per favorire l’accesso alle risorse produttive, ecc. (stato sociale).

 

Linee essenziali di azione

1. Prevenzione, risoluzione dei conflitti, creazione della pace e ricostruzione.

2. Condono del debito per lo sviluppo umano e lo sradicamento della povertà.

3. Maggiori aiuti meglio orientati

4. Apertura dei mercati globali soprattutto per le esportazioni agricole dell’Africa

5. Rafforzare il ruolo e la leadership delle Nazioni Unite.

 

L’obiettivo dello sradicamento della povertà è raggiongibile, si tratta di un imperativo morale, che ha però bisogno di una riorganizzazione delle priorità. Si tratta di combinare la crescita con una piccola, ma costante redistribuzione nel senso dello sradicamento della povertà. ]