Per un'alternativa allo sviluppo
Mappa del sito | Partecipa al forum | Scrivici
Appunti
- Documenti
- Altre iniziative
- Comunicati stampa
- Link
Migrazioni
- Guida on line
- Consultorio multietnico
- Scuola per stranieri
- Link
Attività per la salute mentale
- Cineforum
- Attività con le scuole
- Comunicati stampa
Commercio equo e solidale
- Diventare soci
- Iniziative
- Link
Convegni
- Cronologia
- Comunicati stampa
Documentazione
- Riviste e dossier
- Articoli
- Libri
- Dossier
- Mostre
- Audiocassette
- Videocassette
Scuole
- Progetti proposti
- Materiale didattico
- Mostre
- Cronologia dei progetti
- Indirizzi scuole
Attività culturali
- Programma
- Cronologia film
- Mostre
- Schede dei film
- Comunicati stampa
- Musica
- Teatro
Artisti ospitati

Associazione politico culturale
Oltre l’Occidente
Per una alternativa allo sviluppo
P.zza A. Paleario 7
03100, Frosinone
ccp 10687036

Comunicato stampa dicembre 1997

 

Comicittà: Convegno Pasolini tra “farsa e tragedia”

 

«Sono gli ultimi giorni dell’anno. Il benessere

accende, verso sera, in tutti gli uomini

una specie di follia: la smania inespressa

di essere più felici di quanto siano...»

 

Paragrafo I

«L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo»

Vie nuove, 1962

            Che cosa può essere così radicalmente mutato nella città di Frosinone per spingerla, improvvisamente, a considerare prodotto artistico ciò che prima era oggetto di scandalo e di censura? A passare dalla parata politica fascisteggiante di un Lando Buzzanca o un Lino Banfi (nelle passate edizioni di Comicittà, o di un Raul Bova o un Renato Pozzetto nella attuale) alla trattazione “seria” di Pasolini? Di certo non una palingenesi morale, né una crescita culturale e intellettuale della città: tutto, evidentemente, è digeribile, innocuo, dato che presuppone comunque che gli “eventi culturali”, in quanto imposti dall’alto per una settimana, non lasceranno alcuna traccia, saranno consumati, come una merendina. Con, unico lascito, l’aura di liberalità “tollerante” che resterà, per gli ingenui che decidono di bersela, nell’«immagine» di questa amministrazione comunale.

            Pasolini si accorse di una nuova, generale, tolleranza nei suoi confronti, che definì solo come «una forma di condanna più raffinata». La strategia del Potere era cambiata, si era fatta più insinuante, diabolica. Egli arriverà ad abiurare  tre dei suoi film:

 «(...) bisogna saper rendersi conto di quanto si è stati strumentalizzati, eventualmente, dal potere integrante. E allora se la propria sincerità o necessità sono state asservite e manipolate, io penso che si debba avere addirittura il coraggio di abiurarvi. (...)La lotta progressista per la democratizzazione espressiva e per la liberalizzazione sessuale è stata brutalmente superata e vanificata dalla decisione del potere consumistico di concedere una vasta (quanto falsa) tolleranza»

Abiura dalla “Trilogia della vita”, Lettere luterane, 1975

 

Paragrafo II

            «Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società»

Vie nuove, 1962

 

            Nel quadro descritto gli “esperti di Pasolini” o i suoi amici, hanno evidentemente smesso di interrogarsi sulla funzione cui sono stati chiamati, qui come altrove: servire il Potere. Il già presidente nazionale del FUAN, Biagio Cacciola (assessore alla cultura e vicesindaco di Frosinone), li ringrazierà. Questi “intellettuali” partecipano a queste iniziative “tra fiaba e commedia”, come se la politica culturale fosse neutrale, come se non avessero letto nulla di Pasolini ... Intravediamo in loro la possibile nevrosi: scrivere di un’idea e praticarne l’esatto contrario scatena, senz’altro, qualche problema.

 

Associazione Oltre l’occidente

 


Comunicato stampa Permaflex 1

 

            La vertenza Permaflex, chiusa in fretta e in modo confuso, va riaperta.

            Questo per trovare una soluzione più adeguata alla difesa dei posti di lavoro e degli interessi dei lavoratori in piena coerenza con le necessità di rilancio delle attività produttive ed economiche e del riassetto territoriale del capoluogo. Era questo l’obiettivo dell’impegno, del sacrificio e della volontà di tutti i dipendenti Permaflex che per tanti giorni e notti, sotto la pioggia e al freddo, hanno picchettato i cancelli della fabbrica.

            La conclusione della vertenza ha evidenziato aspetti nuovi e preoccupanti delle relazioni sindacali, che vanno sottolineati e valutati. Infatti l’accordo, se fosse attuato cos’ì com’è, avrebbe certamente ripercussioni negative di grande rilievo sull’apparato produttivo dell’area industriale, sulle maestranze e sul territorio, accentuando lo sviluppo già caotico ed abnorme della città.

            Il sindacato, mentre non dice una parola e non ha proposte ed iniziativa sul PRU, sulla metanizzazione e sull’ITALCOGIM, sulla pianta organica del comune e sui servizi, chiede il cambiamento di destinazione d’uso di un’area (120 mila metri quadri) e di un immobile, non sulla base delle esigenze di sviluppo della città, di un riequilibrio del suo territorio e di un aumento della qualità della vita della popolazione, ma favorendo - oggettivamente, pur senza intenzione - la speculazione e gli interessi dell’alta finanza.

 

            Avevamo sollecitato una presa di posizione delle forze imprenditoriali, della piccola industria, dell’artigianato, del commercio e dell’agricoltura ancora prima della conclusione della vertenza. Salutiamo positivamente le posizioni prese, negli ultimi giorni, da queste organizzazioni. Si pone perciò al Sindaco di Frosinone, all’Amministrazione Provinciale, alla Regione Lazio ed alle stesse organizzazioni sindacali, l’urgenza di promuovere la riapertura del tavolo delle trattative presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La ITAINVEST (ex GEPI), che ha a disposizione un’ingente disponibilità di risorse finanziarie (1.500 miliardi ), può e deve intervenire per trasformare l’area Permaflex in area attrezzata, al servizio e per il rilancio produttivo ed economico della piccola industria e dell’artigianato, così come da noi proposto da tempo. In questo quadro deve trovare soluzione la ricollocazione dei lavoratori che hanno perso il posto, anche rilanciando il marchio Permaflex.

 

            Anche le vertenze sindacali, nella loro impostazione e conclusione, hanno bisogno di idee, metodi, proposte e concetti nuovi, perché investono la vita stessa delle città, la loro crescita civile, la loro rispresa economica, il loro assetto urbanistico. Il rincorrere progetti, disegni ed interessi altrui, sacrificando a questi obiettivi le attività della città e del suo territorio, si è dimostrato - palesemente - fallimentare.

 

            Sulla questione Permaflex - Conad, abbiamo già richiesto incontri al Presidente della Commissione Industria della Camera dei Deputati, al Presidente della Regione Lazio ed agli assessori regionali competenti.

 

Il segretario cittadino di Rifondazione Comunista

Francesco Notarcola

Il portavoce cittadino  dei Verdi

Americo Rocchi

p. ass. Oltre l’Occidente

Bruno Ciccagliene

 

Comunicato stampa Permaflex 1

            Lunedì pomeriggio il Consiglio Comunale di Frosinone tratterà la spinosa questione PERMAFLEX.

            Da dicembre i Verdi, Rifondazione Comunista e l’associazione Oltre l’Occidente hanno spinto e sollecitato le istituzioni per trovare una soluzione più adeguata alla difesa dei posti di lavoro e degli interessi dei lavoratori in piena coerenza con le necessità di rilancio delle attività produttive ed economiche e del riassetto territoriale del capoluogo. Era questo l’obiettivo dell’impegno, del sacrificio e della volontà di tutti i dipendenti Permaflex che per tanti giorni e notti, sotto la pioggia e al freddo, hanno picchettato i cancelli della fabbrica.

            La conclusione della vertenza ha evidenziato aspetti nuovi e preoccupanti e nessuno ha mai risposto agli interrogativi da noi posti, fingendo di difendere gli interessi dei lavoratori dietro l’accordo Conad-Permaflex, che era e rimane una operazione di mera speculazione a danno della città e degli stessi lavoratori.

            In tale vertenza, i punti poco chiari sono tanti:

            1) perche la ITAINVEST, pur disponendo di cospicui fondi, non ha inteso mai intervenire con un progetto di ristrutturazione dell’area Permaflex, contribuendo così al rilancio dell’occupazione e dell’economia?

            2) perché non si vuol tenere conto che sono stati aperti due centri commerciali e un ipermercato con gravi conseguenze sul tessuto urbano della zona, in particolare sulla ss Monti Lepini?

            3) perché non si tiene conto che i centri commerciali per ogni posto di lavoro che creano provocano 5 disoccupati e un forte degrado sociale?

            4) perché i sindacati hanno velocemente abbandonato l’iniziativa di lotta e la verifica del piano di sviluppo dello stabilimento, pur conoscendo le intenzioni della azienda circa il rilancio del marchio Permaflex e la forte capacità del mercato di assorbire questi prodotti, così come gli ultimi avvenimenti hanno dimostrato?

            Rifondazione comunista, i Verdi e Oltre l’Occidente chiedono:

            1) che il Consiglio comunale ribadisca la sua contrarietà al cambio di destinazione d’uso dell’area;

            2) che il Comune, unitamente ai Consiglieri regionali, ai parlamentari, al Presidente dell’Amministrazione provinciale ed ai Sindaci dei comuni limitrofi, si incontri con la Presidenza del Consiglio e il Ministro dell’industria per trovare soluzioni alternative a quella elaborata che tutelino “realmente” gli interessi dei lavoratori e siano compatibili con gli interessi economici, ambientali e territoriali della città;

            3) che i commercianti facciano sentire la loro voce a difesa dei loro interessi e di quelli della città,  mediante una serrata da attuare il giorno della convocazione della Conferenza dei servizi.

           

 

            Il segretario cittadino di Rifondazione Comunista

Francesco Notarcola

p. il Coordinamento cittadino dei Verdi

Amerigo Rocchi

p. ass. Oltre l’Occidente

Bruno Ciccaglione

 

 

Comunicato stampa contro la guerra in Kosovo 1

Manifestazione Provinciale

Fiaccolata per la pace

Concentramento venerdì 26 marzo 1999 ore 18.00 Frosinone piazza Gramsci

 

No alla guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali!

            Siamo di fronte all’ennesimo tentativo di “imposizione di una pace” attraverso gli strumenti di guerra. Questa tragica e contraddittoria politica è ormai un tratto distintivo di questa “pax americana” che stiamo nell’ultimo decennio vivendo.

            Siamo di fronte  ad una Organizzazione delle Nazioni Unite completamente svuotata delle sue competenze e poteri, che ha assunto il mero compito di avallare la politica interventista a senso unico degli Stati Uniti d’America attraverso gli strumenti bellici della NATO di cui l’Italia fa parte e che nelle ultime crisi recita un ruolo primario, vista la dislocazione delle basi militari.

            Siamo di fronte  a tragedie umanitarie, al coinvolgimento delle popolazioni civili in scontri cruenti  provocati dall’esplosione di beceri nazionalismi, evocati e suscitati strumentalmente da “apprendisti stregoni occidentali” ormai padroni del mondo. Le “ragioni” dei nazionalismi sono mostri della ragione, da qualunque parte vengano addotte, sia che si chiamino “Grande Serbia” o “Grande Albania”. Il  fatto tragico è che purtroppo tali mostruosità della ragione annullano le capacità di critica, il ruolo di opposizione politica, il pensiero “altro” e positivo, la capacità di convivenza di intere popolazioni.

            Siamo di fronte ad una paralisi completa del movimento pacifista, ormai disorientato dagli scenari mondiali in continuo mutamento, dalla mancanza di strumenti critici  che  gli consentano di prendere posizioni decise ed efficaci.

            Siamo di fronte alla ennesima operazione di condizionamento delle coscienze operata dai mezzi di comunicazione di massa in modo sistematico: una libera formazione dell’opinione pubblica è impedita da palesi manipolazioni dell’informazione che, attraverso l’utilizzo del registro emotivo finalizzato alla produzione di consenso verso le politiche imperialistiche americane, non consente di individuare con chiarezza nè le vere dinamiche, nè le reali responsabilità della situazione presente. 

           

            Gli interessi strategici degli Stati Uniti d’America rischiano di far precipitare il mondo in un tragico conflitto di cui non si possono prevedere le conseguenze, con uno scenario alla “Stranamore” contro cui abbiamo il dovere di gridare che non  vogliamo “imparare ad amare la bomba”!

 

Chiediamo che:

-          nè basi militari, nè armi, nè soldati italiani siano impiegati in questo conflitto.

-          il Governo Italiano assuma immediatamente posizione contraria ai bombardamenti in atto.

 

Appuntamento venerdì 26 marzo alle ore 18.00 presso l'Amministrazione Provinciale di Frosinone per una fiaccolata che faccia sentire a Frosinone la voce del dissenso rispetto a questo nuovo ordine mondiale imperialistico!

 

COBAS SCUOLA Frosinone, SIN COBAS Frosinone, COMITATO DI LOTTA PER IL LAVORO DELLA PROVINCIA di Frosinone, CGIL-SCUOLA Frosinone, WWF Frosinone, LEGAMBIENTE Frosinone, ERBAVOGLIO Frosinone, COORD. CITTà DEI POPOLI Frosinone, OLTRE L'OCCIDENTE Frosinone, CHIESA EVANGELICA BATTISTA DI S.Angelo in Villa, SINISTRA VERDE, PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI, FEDERAZIONE DEI VERDI, PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

COMUNICATO STAMPA contro la guerra in Kosovo 2 - 27 marzo 1999

 

FROSINONE CONTRO LA GUERRA

 

Sin da mercoledì 24 u.s. sera, dove una trentina di rappresentanti di partiti e associazioni cittadine hanno manifestato presentando un documento al Prefetto sostenendo il No alla guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali!, l’’opinione pubblica frusinate ha immediatamente risposto, come in tantissime altre città d’Italia, alla incredibile decisione del nostro Governo di aderire alla guerra, ai bombardamenti della Federazione Jugoslava.

 

Lo stesso Consiglio Comunale di Frosinone (maggioranza centro-sinistra) giovedì 25 ha votato all’unanimità una mozione nella quale:

·       si condanna la guerra come strumento di pace e il mancato coinvolgimento dell’ONU;

·       sollecita il Governo ad impegnarsi per la cessazione immediata del conlfitto e per non utilizzare soldati e mezzi italiani;

·       inoltre il Governo deve rivedere gli accordi NATO.

 

Venerdì 26 marzo più di 200 cittadini e cittadine, dei COBAS SCUOLA Frosinone, SIN COBAS Frosinone, COMITATO DI LOTTA PER IL LAVORO DELLA PROVINCIA di Frosinone, CGIL-SCUOLA Frosinone, WWF Frosinone, LEGAMBIENTE Frosinone, ERBAVOGLIO Frosinone, COORD. CITTà DEI POPOLI Frosinone, OLTRE L'OCCIDENTE Frosinone, CHIESA EVANGELICA BATTISTA DI S.Angelo in Villa e di Isola Liri, SINISTRA VERDE, PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI, FEDERAZIONE DEI VERDI, PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA  hanno manifestato per le vie della città il loro FERMIAMO LA GUERRA, protestando contro la decisione del governo italiano di far parte attivamente dei 19 paesi della NATO che hanno attaccato la Repubblica Jugoslava con missili e bombe.

 

Le associazioni, partiti, chiese, sindacati elencati invitano la popolazione della Provincia ha continuare a protestare vivamente contro la guerra.

Le cittadine e i cittadini sono gli unici, in un momento di delirante pensiero guerrafondaio, che possono con le mobilitazioni cambiare le decisioni del nostro Governo. Riappropriamoci della democrazia!

 

Frosinone 27 marzo

 

 

Comunicato stampa per il Cessate il fuoco in Kosovo

Assemblea Provinciale Straordinaria

venerdì 16 aprile alle ore 20.30 presso la sede di Erbavoglio di Frosinone (viale Grecia 49-51)

 

L’Italia lavori per la pace

 

Ancora una volta la guerra ha solo torti e le ragioni sono tutte dalla parte della pace.

La via della pace è la pace  (Martin Luther King)

Le bombe non fermano, anzi, scatenano maggiori atrocità. Le sofferenze di un popolo non si fermano infliggendo sofferenze ad un altro popolo. 

La guerra nei Balcani minaccia ancora una volta di scaraventare l’intera Europa ed il mondo in un conflitto irreversibile e in una guerra mondiale.

Per uscire da questa terribile situazione un gruppo di associazioni del volontariato e pacifiste della nostra provincia fa appello a tutte le chiese, alle comunità monastiche, a tutte le confessioni religiose, compresi i fratelli musulmani, e a tutte le organizzazioni politiche e sociali, per un incontro volto a dare concreta voce alle ragioni della pace attraverso l’organizzazione di iniziative sul territorio.

Dalla guerra si esce solo impegnandosi in un tenace ed incessante negoziato. Ogni spiraglio, ogni segno di apertura, ogni disponibilità deve essere sostenuta dalla partecipazione di quanti sono consapevoli della gravità della guerra in atto.

Per scongiurare la tragica prospettiva legata alla spirale della guerra, per mettere fine alla guerra delle bombe e alla guerra della pulizia etnica, per mettere fine alle sofferenze di tutte le popolazioni dei Balcani, per riaffermare l’impegno di pace dell’Italia, per intreprendere seriamente la costruzione di un nuovo ordine mondiale pacifico e democratico fondato sul diritto internazionale dei diritti umani, le realtà di seguito elencate, sollecitate dalla TAVOLA DELLA PACE (il coordinamento di associazioni che ogni due anni organizza la marcia della pace Perugia-Assisi), che convoca per sabato 17 aprile un appello urgente per una assemblea straordinaria per la pace e i diritti umai ad Assisi sul tema “L’Italia lavori per la pace”, Vi invitano venerdì 16 aprile alle ore 20.30 presso la sede di Erbavoglio di Frosinone (viale Grecia 49-51) per riflettere sul tema stesso e decidere insieme  tutte le iniziative che si ritengono necessarie per portarle come contributo all’assemblea di Assisi.

Certo che vogliate accogliere questo accorato appello per la pace, vi salutiamo nell’attesa dell’incontro.

 

Frosinone 14 aprile 1999                                                                     

 

Hanno già aderito:

WWF Frosinone, LEGAMBIENTE Frosinone, ERBAVOGLIO Frosinone, COORD. CITTà DEI POPOLI Frosinone, OLTRE L'OCCIDENTE Frosinone, CHIESA EVANGELICA BATTISTA DI S.Angelo in Villa e Isola Liri, COBAS SCUOLA Frosinone, SIN COBAS Frosinone, COMITATO DI LOTTA PER IL LAVORO DELLA PROVINCIA di Frosinone, , SINISTRA VERDE,  FEDERAZIONE DEI VERDI, PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

LETTERA  a Il Manifesto

 

L'associazione OLTRE L'OCCIDENTE comunica che il previsto incontro con IL MANIFESTO di venerdì 19/12/97 presso la propria sede di Frosinone non ha avuto luogo, di comune accordo con il Manifesto, in seguito alla comparsa di giornalisti del quotidiano (Valentino Parlato e Luigi Pintor sul palco e altri in platea) alla trasmissione Maurizio Costanzo Show del 18/12/97.

            Il Manifesto ci aveva cercati - attraverso Ivano Di Cerbo - per organizzare un incontro di sostegno nel suo momento di crisi, anche perché siamo azionisti del giornale ed in altre occasioni ci eravamo mobilitati. Avevamo inteso che non si trattasse di una mera ricerca di aiuto economico, di una raccolta di fondi, ma che si trattasse anche di discutere le cause politiche della crisi ed avevamo così intitolato il pubblico dibattito “Il Manifesto e la sua crisi «di governo»”.

            Pensavamo insomma che si trattasse di una apertura ai “movimenti” - e ai lettori - per discutere sulla natura del giornale, su quale cultura dovesse esprimere per essere più autenticamente laboratorio di un pensiero altro.  E questo anche perché esprimere un sostegno politico “in bianco” al giornale degli ultimi mesi sarebbe stato per noi altrettanto imbarazzante quanto dare fiducia e credibilità alla linea “istituzionalista” (e del presenzialismo istituzionale a discapito di ogni altra cosa) delle sinistre.

            Ingenuamente, e sia pure in misura modestissima, ci siamo sentiti interlocutori del giornale. Dalla squallida apparizione televisiva al Costanzo show - già di per sé qualificante sul tipo di interlocutori realmente “significativi” per il giornale - e dalle telefonate successive - trasparivano invece, nel contorto discorso di Pintor, una posizione emergenzialista da un lato (“stiamo per chiudere”) e la richiesta di un “voto” in bianco dall’altro (del tipo “vogliamo capire se ci amano ancora”). Alle nostre perplessità su questa impostazione (che peraltro escludeva molti di noi in partenza dalla possibilità di esprimere il “consenso” attraverso le 50.000 lire, visto che siamo quasi tutti disoccupati e con 50.000 lire ci campiamo una settimana!), e comunque mantenendo l’impegno ad abbonarci ed a raccogliere fondi sulla “pura esistenza” del giornale, di comune accordo è stato deciso di annullare l’incontro.

            L'Associazione ha ritenuto inutile il confronto politico che avrebbe dovuto essere di sostegno alla crisi del giornale, poiché l’apparizione televisiva di ieri - e le telefonate successive - hanno chiarito che la crisi è affrontata solamente nel suo aspetto economico (il dominio dell’economia!).

            La scelta di diventare merce televisiva in un panorama dell’informazione, dominato dal pensiero unico che ingloba tutto, per l'Associazione è stata chiarificatrice di tutti i dubbi sulla posizione politica che il quotidiano aveva assunto negli ultimi mesi.

            Riteniamo che non assumere una posizione critica nei confronti dei mezzi di comunicazione come la televisione in generale, per di più in un panorama come quello italiano dove la TV è dominata da privati (che hanno anche degli interessi nella politica istituzionale), ed infine addirittura parteciparvi nelle forme e nei modi voluti dagli organizzatori televisivi, siano sintomi chiarificatori di quanto il dibattito politico su che cosa sia sinistra, su quali valori e modelli essa si fondi e con quali mezzi essa debba costruire una nuova socialità sia veramente in alto mare.

            Criticare il potere e poi avvalersi dei suoi mezzi nei momenti decisivi per progetti politici altri ci sembra sintomo di una schizofrenia che ormai a sinistra è diventata normalità e modo per inglobare meno dolorosamente tutti nel progetto della società del pensiero unico.

            Tanti possono essere gli esempi di come la nostra riflessione abbia clamorosamente messo da parte tutto il tragitto precedente che intellettuali, studiosi, attivisti, protagonisti, scrittori hanno portato avanti almeno dalla fine della seconda guerra mondiale, ma uno basta a sottolineare la differenza che si ha nell'osservare la realtà che ci circonda:

 

            A Costanzo

Idiota!

Cercarmi dei seguaci, inventarmi una cerchia?

Io non credo nell'esistenza del tuo mondo,

dove si cercano seguaci

dove si inventano cerchie.

Sei un cadavere e mi credi con te in una tomba.

 

P.P. Pasolini (La religione del  mio tempo)

 

Il giorno 19/12/97 organizzata dall'ass. Oltre l'Occidente si è svolta, presso i locali di via Garibaldi 24, una assemblea aperta per discutere sulla crisi del quotidiano Il Manifesto. Gli invitati, facenti parti delle redazioni del giornale, previo comune accordo, non erano presenti.

 

Paolo Iafrate, per conto dell'ass. Oltre l'Occidente, dopo la lettura del volantino che motiva la decisione di non tenere più un confronto politico con i giornalisti del giornale apre al dibattito.

            Questi gli interventi.

- Non ci si può meravigliare della scelta del quotidiano di partecipare al Maurizio Costanzo Show. La stessa scelta di farsi pagare L.50.000 per una copia va nella stessa direzione, cioè quella di fare una operazione di carattere esclusivamente commerciale.

- La crisi è politica. Tutti i giornali della sinistra sono in crisi. Il Manifesto non rappresenta l'eccezione. Il voto politico che Pintor ha chiesto non coincide con la forma di partecipazione democratica che chiedeva il "voto" con L.50.000. Perché si sa che il Manifesto è comprato nella stragrande maggioranza da un ceto che può permettersi tale cifra. Gli altri? Contano negli altri giorni, forse...

- C'è una crisi politica più ampia nel panorama italiano. Evidentemente la controinformazione fornita da alcuni quotidiani non serve all'informazione in un sistema bipolare politico-istituzionale che porta inevitabilmente al servilismo, o almeno alla politica del meno-peggio. In questa ottica la controinformazione del Manifesto viene a non essere utile allo schieramento bipolare che cerca di inglobare tutto nella dinamica politica esistente.

- La crisi è dell'informazione. La chiusura del giornale non addolorerebbe più di tanto. Il Manifesto non fa controinformazione.  L'informazione parte dal sociale e deve avere dei referenti sociali. C'è una crisi di rappresentanza ed è lì che bisogna preoccuparsi per costruire anche un sistema di informazione altro. Ma come fare, soprattutto economicamente?

- Si avverte una crisi nel giornale. Lo si avverte epidermicamente. La lettura è diventata da qualche mese inerziale. Spesso si compra il giornale e ormai non lo si legge più. Si sottolinea l'operazione "fraudolenta" sull'ultima crisi di governo. Una informazione che non ha tenuto conto di documentazione ufficiale pur di difendere il "governo". Che ha addirittura occultato le lettere di critica alla posizione del giornale per pubblicarle qualche giorno dopo, a crisi "rimessa".

- Molti non comprano più il giornale (in sala almeno la metà delle persone ha abbandonato l'acquisto del giornale da un anno a questa parte). E' diventato un giornale come gli altri. Si possono sottolineare le pubblicità che il Manifesto propaganda: quella dell'automobile con Gandhi è di per sé esemplificativa. Come fa un giornale come il Manifesto a pubblicare certe pubblicità? Poi non parliamo di Benetton... Forse sarebbe stato meglio confrontarsi "fisicamente", insomma se ci fosse stato il confronto. Le pagine culturali sono letteralmente ridicole, spesso senza senso, ma soprattutto sembrano scollegate da una valutazione politica dell'esistente. La "critica cinematografica" ad esempio è insufficiente e bisogna servirsi di altri quotidiani che sembrano più avveduti. Boxer è inutile e reazionario. Meglio chiuderlo. Il Manifesto uscirà dalla crisi utilizzando i soldi ad hoc dello stato, proprio come Radio Radicale...

- Il lettore dovrebbe partecipare più attivamente al dibattito del giornale. Come è stata decisa la partecipazione al Maurizio Costanzo Show?

- Il giornale è da qualche tempo un prodotto che usa la logica pubblicitaria, che si autopromuove non con delle "prime pagine" ma con vere e proprie "copertine". Quasi si è consapevoli che è importante soprattutto l'effetto d'impatto. La sostanza viene dopo. Le tecniche di pubblicità sono quelle usate e questo certo non fa onore al giornale che invece spesso ospita critici del modello impresa adottato in tutte le espressioni della nostra esistenza.

- Non ci si dovrebbe meravigliare delle "modalità" del Manifesto. Il giornale ha già fatto varie campagne di raccolta soldi. La stessa trasformazione in SPA è stato un segnale chiaro. Molti piccoli azionisti che controllassero il giornale. Ma quanto hanno capito gli azionisti sull'operazione fatta? E adesso che la trasformazione in SPA non è più sufficiente ci dovrebbero pensare gli azionisti?

 

A conclusione della giornata, a cui hanno preso parte circa 30 persone, si decide di effettuare un abbonamento a nome dell'ass. Oltre l'Occidente con contribuzione libera di soci e non.

 

SOLIDARIETA' AI LAVORATORI DELLA PERMAFLEX

 

I lavoratori della Permaflex stanno lottando per difendere il loro posto di lavoro nell'interesse dell'intera città e dello sviluppo economico ed occupazionale di tutta la Ciociaria, per mantenere il marchio Permaflex a Frosinone e per impedire che il loro stabilimento venga inghiottito dalla speculazione e trasformato in un centro commerciale.

 

Per avere successo, per vincere, essi hanno bisogno dell'impegno di solidarietà, della mobilitazione e del sostegno di tutti i lavoratori occupati e disoccupati, dei cittadini, e degli altri settori produttivi.

 

Per decidere cosa fare vi invitiamo ad una RIUNIONE DI SOLIDARIETA' con i lavoratori della Permaflex che si terrà presso i cancelli dello stabilimento MERCOLEDI' 29 OTTOBRE ALLE ORE 16.30.

 

OCCORRE L'UNITA' DI TUTTI

 

per dire:

NO alla chiusura delle aziende;

NO ai licenziamenti e alla mobilità;

NO agli insediamenti dei centri commerciali sulle aree destinate agli                               insediamenti produttivi industriali (mentre si procede ad espropriare                      altri terreni ai contadini per nuovi insediamenti);

NO alla speculazione a danno dei lavoratori e dei disoccupati.

 

Un appello particolare vogliamo rivolgere alle forze culturali, ai giovani, agli studenti affinché facciano sentire la loro voce e diano il loro contributo per intraprendere azioni di resistenza e rilancio della lotta in difesa dell'occupazione e dei diritti sociali.

 

ARRIVEDERCI DAVANTI AI CANCELLI  DELLA  PERMAFLEX

 

 

Partito della Rifondazione Comunista - Circolo di Frosinone

Federazione provinciale dei Verdi - Sezione di Frosinone

Associazione culturale Oltre l'Occidente – Frosinone

 

 

 

Lettera aperta, Frosinone, venerdì 9 gennaio 1998

NO AI CENTRI COMMERCIALI

 

Alla c.a. di

Assessori e Consiglieri Regionali della Provincia di Frosinone

Sig. De Angelis

Sig. Federico

Sig.ra Formisano

Sig.ra Padovano

Sig. Pizzutelli

Alle Associazioni dei Commercianti

 

 

 

Signori/e,

Il Partito della Rifondazione Comunista,  la Federazione provinciale dei Verdi, l’associazione cittadina Oltre l’Occidente,

constatato

• che nel comune capoluogo e nel territorio dei comuni limitrofi sono in costruzione Centri Commerciali di notevoli dimensioni, anche in aree e complessi già sede di insediamenti produttivi;

• che nel PRU sono ancora previsti 30 supermercati e 24 centri direzionali oltre a quelli in costruzione;

• che la CONAD ha avanzato la proposta per rilevare l’area industriale tuttora occupata dalla produzione della Permaflex;

evidenziato

come la speculazione stia affermandosi a danno dell’intera collettività, con gravi ripercussioni sull’assetto del territorio e sull’ambiente. Tale situazione accelera il degrado dei centri storici e dei quartieri, condanna alla chiusura centinaia di piccole attività e getta sul lastrico centinaia di operatori del settore con le loro famiglie.

            A tal fine e in occasione del Consiglio Regionale del 14 gennaio c.a. nel cui ordine del giorno è prevista la discussione del piano regionale della grande distribuzione e dell’incontro del 15 c.m. al Consiglio dei Ministri del caso Permaflex, le forze politiche succitate La invitano Lunedì 12 gennaio c.a. alle ore 11.00 presso i locali dell’ass. Oltre l’Occidente in Frosinone, via Garibaldi 24, ad un incontro allo scopo di discutere le seguenti questioni,

- che la Legge Regionale per la disciplina del commercio

            1. assicuri, nel rispetto del principio della libera concorrenza, lo sviluppo delle diverse tipologie produttive, privilegiando l’impresa familiare;

            2. valorizzi la funzione ed il ruolo dell’attività commerciale familiare, con lo scopo di riqualificare il tessuto urbano al fine di ricostituire un ambiente idoneo allo sviluppo del commercio e delle attività sociali finalizzate al miglioramento della qualità della vita;

            3. salvaguardi i centri storici, fermando il processo di espulsione delle attività commerciali e artigianali più minute e favorendo altri insdiamenti della stessa tipologia nel rispetto dei vincoli artistici e ambientali;

            4. vincoli l’uso del territorio per l’insediamento dei nuovi esercizi commerciali al più rigoroso rispetto delle norme urbanistiche, edilizie ed ambientali. In questo quadro non va cambiata la destinazione d’uso delle aree richieste. Le aree destinate agli insediamenti produttivi industriali e non, nonché le aree degli insediamenti produttivi dismessi, devono comunque rimanere tali;

            5. impedisca la costituzione di monopoli di fatto mediante la diffusione di megastrutture che schicciano la piccola distribuzione e pongono il controllo del mercato in mano a pochi gruppi;

            6. non contribuisca alla disgregazione del tessuto sociale incentivando iniziative, quali la creazione di nuovi centri commerciali, che, come l’esperienza in altre realtà insegna, creano nuova disoccupazione;

            7. introduca una moratoria di tre anni nella concessione di licenze per la grande distribuzione (cosi come prevede la proposta di legge nazionale) con l’intento di verificare la situazione attuale e pianificare con criterio la futura disciplina del commercio.

 

            Sicuri dell’accoglimento di tale invito, si saluta cordialmente.

 

Comunicato stampa, Frosinone 13 novembre 1999

Scuole al cinema Nestor

 

Al Provveditore agli Studi

All'Assessore alla Cultura del Comune di Frosinone

Alla Stampa

 

Che il cinema sia uno strumento formativo è indubbio. Che proiettare film consenta incassi elevati, anche se non sempre, è una realtà.

Questa lezione l'ha imparata bene il proprietario del cinema Nestor di Frosinone, che anche quest'anno proietterà i film ai ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado per il progetto scolastico "Cinema al Cinema" patrocinato dal provveditorato agli studi in collaborazione con l'Assessorato alla cultura, con l'Associazione Italiana per le Ricerche di Storia del Cinema, con l'ANCID e la FNAC.

Il fatto che questa "operazione" porti un netto guadagno al Nestor è palese: basta  moltiplicare le 60.000 presenze dello scorso anno per le 4.000 lire del prezzo del biglietto (che pagano i ragazzi).

Che questa sia anche una attività educativa, formativa e culturale abbiamo delle grosse peplessità.

 

            Cosa significa arricchire il proprio patrimonio culturale quando alla visione di un film partecipa una platea di più di 500-600, se non di più, ragazzi alla volta? Il cinema non è l'unico posto dove assistere ad un film, soprattutto se stipati gli uni su gli altri.

Il cinema diventa Cultura quando la visione di un film non è fine a se stessa ma è preceduta da una presentazione e seguita da un dibattito. E soprattutto la cosa più importante non è riempire l'intero cinema, ma offrire ai ragazzi un ambiente a misura d'uomo che consenta un dialogo tra chi propone il film e il pubblico. Cultura significa offrire un luogo sempre aperto dove poter vedere film con regolarità  tutto l'anno. Significa sceglierli non tra le ultime uscite di cassetta, facendo assomigliare il luogo ad un supermercato della cultura consumista, ma secondo obiettivi educativo/formativi ben precisi e discussi collegialmente. Ci si può chiedere anche se i ragazzi capiranno che quel film è, secondo le intenzioni, Cultura. O forse potrebbero scambiarlo con uno dei tanti altri film di cassetta esposti sullo scaffale di quel supermercato che è diventato il Nestor, dove si entra, si paga, si consuma e si esce. Ma di più. C'è la pubblicità durante i film? In caso affermativo bisogna chiedersi se i ragazzi in orario scolastico debbano sorbirsi lo spot relativo a questo o quel prodotto. O anche questa è Cultura?

            Certo, chi amministra il cinema Nestor lavorerà sodo per far seguire la proiezione alle centinaia di ragazzi contemporaneamente presenti in sala. Qualche maligno potrebbe pensare che si stia spacciando per Cultura quella che non è altro che una bassa operazione commerciale. Potremmo mai pensare che il comune di Frosinone (e il Provveditorato!) sia complice e incentivi tutto ciò?

Eppure se si pensa ai famosi pacchetti estivi in cui al Nestor viene elargita una cospicua somma per la proiezione di film di cassetta all'aperto (solitamente seconde visioni)… Se non vogliamo scomodare la Cultura, allora potremmo chiederci cosa ha lasciato sul territorio tanta grazia che il Comune dona. Nulla.

Non ci sono sale comunali dove si fa Cultura con continuità. Per il cinema c'è il monopolio. Per la musica la cortesia delle parrocchie. Per le mostre artistiche una sala nascosta. Ma quante sale giochi ci sono anche in pieno centro!

E per le associazioni comunque presenti sul territorio cosa c'è?

L'ultimo progetto presentato unitariamente dalle associazioni frusinati è andato perduto, sì perduto, tra le scartoffie del Comune per la seconda volta. La prima volta si era perduto nella precedente giunta. In questo senso non c'è soluzione di continuità tra destra/reazionaria (Fanelli) e la destra/tecnicista (Marzi).

            Se le nostre istituzioni pensano che il progetto "Cinema al cinema" sia cultura allora devono finanziarlo completamente e non farlo pagare agli studenti.

Se ciò per loro non è possibile allora prendessero accordi per proiezioni pomeridiane e non mattutine e non confondessero operazioni commerciali con Cultura.

 

 

1° Maggio 2000: una giornata di lotta CONTRO I REFERENDUM ANTISOCIALI

 

Si sentiva davvero il bisogno di riappropriarsi del 1° Maggio. I sindacati  della Triade non fanno altro, da anni, che abbandonare o stravolgere i tradizionali terreni di lotta. Questa progressiva ritirata avviene sempre di più nella rappresentanza degli interessi dei lavoratori, ed avviene anche sul piano simbolico, proprio mentre sul mondo del lavoro rischia di abbattersi la scure dei referendum antisociali.

L'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori significa né più e né meno che l'immediato licenziamento di chiunque tenti di affermare i propri diritti di lavoratore nel proprio posto di lavoro.

La libertà di licenziare. Questo si intende quando si parla di flessibilità. I referendum radicali, fatti propri ufficialmente dalla Confindustria, infatti, non sono che il completamento - il colpo finale, appunto - di un processo di smantellamento dei diritti conquistati con lotte di decenni. Un processo che si è sviluppato attraverso una cogestione delle sue fasi cui partecipano in modo ormai irrecuperabile CGIL, CISL e UIL. La flessibilità del mercato del lavoro è quasi totale: contratti a tempo, atipici, con forti limitazioni dei diritti, retribuzioni più basse, lavoro interinale, minore tutela contributiva, si traducono solo in una maggiore ricattabilità per tutti i giovani che entrano nel mondo del lavoro. La flessibilità in uscita, la libertà di licenziare, per liberarsi di tutti quei lavoratori che ancora beneficiano di alcuni dei diritti conquistati con le lotte del passato, e sostituirli con lavoratori privi di tutele, è la posta in gioco. 

La manifestazione di oggi, che ha unito insieme il sindacalismo di base agli immigrati, i centri sociali e i gruppi pacifisti, dà una risposta unitaria e delinea una possibile strategia di azione comune, tanto più che essa assumeva anche un carattere internazionalista, dato che, sulla scia di Seattle,  in moltissime altre città del mondo questa giornata è stata celebrata attraverso momenti di lotta di un embrionale movimento sovranazionale. Questo movimento ha dovuto scontrarsi con la propaganda di Stato e dovrà farlo sempre di più, ma questo movimento, se saprà darsi una vitalità, nasce certo consapevole della asprezza dello scontro.


Associazione politico-culturale 
"Oltre l'Occidente"
Per una alternativa allo sviluppo