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Ha letto Gli occhiali d’oro di Giorgio Bassani? E’ un racconto bellissimo, uno dei più belli della recente narrativa italiana. In esso l’autore istituisce sottilmente, senza alcuna goffaggine didascalica, una certa equivalenza fra il destino ideale di anziano invertito e di un giovane ebreo, al tempo del fascismo. Le condizioni oggettive di tale equivalenza sono evidenti una coatta marginalità rispetto le regole della società, una <<diversità>> non richiesta, non valuta, magari odiata fino all’angoscia, e il conseguente <<complesso>> psicologico. Bassani non forza la materia: la tocca con estrema leggerezza, con poetica forza allusiva. In realtà, tale materia è estremamente significativa e ricca di argomenti: si potrebbe scriverne un intero saggio, un volume. Comunque: il <<complesso psicologico>> che le dicevo è determinante. Da esso nascono molte possibili soluzioni. Può nascere, per esempio, il conformismo, per quanto ciò possa sembrare paradossale. L’anormale complessato, infatti, non volendo accettare l’anormalità che lo relega in una minoranza di <<diversi>> rispetto alla società dove vive, e anzi soffrendone orribilmente, tenta di inserirsi di prepotenza nella maggioranza, accogliendone e facendone suoi tutti i canoni, tutte le regole, tutte le istituzioni. E, come sempre succede, finisce, come si dice, con l’essere << più realistica del re>>. Non c’è nessuno che sia più fanatico, più duro, più intransigente di un anormale che difende la norma. Per lo più tale tipo di anormale è represso: cioè non vuole accettare e addirittura nemmeno sapere la propria anormalità. La mette a tacere, la rimuove, vi distende sopra un velo impenetrabile. Il fascismo e il nazismo erano pieni di tali << anormali repressi>>: malati, deformi, nani, imponenti, invertiti che non volevano accettare la propria inferiorità, non la nominavano nemmeno, e, per compenso, si davano violentemente a difendere una ideologia - viriloide e prepotente - che era il conformismo per definizione. Non c’è nessuna ragione perché alcuni ebrei, deboli, sfuggissero a questo meccanismo, che purtroppo regola ancora gran parte dei rapporti umani; atroce sopravvivenza preistorica, da tribù, nell’uomo moderno, che è ben lontano dell’essere veramente libero… Un ebreo, al tempo del fascismo, non poteva non avere la nefanda tentazione di accettare il fascismo, in quanto alibi alla propria diversità: come, appunto, un malato, un deforme, un nano, un impotente, un invertito. Alcuni ebrei hanno ceduto: anche perché, oltretutto, appartenenti proprio a quella borghesia di cui il fascismo era prodotto. Ma questo non significa nulla. E’ non solo ingeneroso, ma stupido, generalizzare. Sarebbe come prendersela con tutti gli invertiti, perché alcuni invertiti hanno surrogato alla loro virilità mancante con la crudeltà delle SS. Ha ragione Moravia: in questo momento il problema centrale dell’umanità è il problema razziale. Tutto tende a porsi in termini razzisti. Perfino l’anticomunismo ha qualcosa di razzista: son sicuro che certi disperati fascisti, certi dolorosi cattolici ( i << repressi>> di cui parlavo avanti…) vedono i comunisti come appartenenti ad un’altra << razza>>; e ne traggono tutte le reazioni tipiche: orrore, senso di impurezza, scandalo. Si guardi intorno nel mondo: il rapporto tra i bianchi e gli uomini di colore, tra gli ariani e gli ebrei, tra gli appartenenti a una casta e gli appartenenti a un’altra casta: tutto si pone in termini razzistici. Perfino ricorda?, due o tre anni fa l’offensiva contro i teddy boys era tipicamente razzista… Questa è barbarie pura: e chi è senza almeno un ombra di questa barbarie, scagli la prima pietra.Da Le Belle bandiere, La barbarie del razzismo
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