MARCO REVELLI La sinistra sociale

 

- Quello che si profila, entro l'orizzonte della transizione in corso, e' un paesaggio sociale segnato dal ritorno di aspetti, pratiche, figure del lavoro servile: lavoro privo di negozialita' e diritti; lavoro ridotto alla disponibilita' "personale" piena, incondizionata, affidata alla discrezionalità' dell'imprenditore e dell'impresa; lavoro privo di "socialità'" che non sia quella attribuitagli dall'apparato di comando che via via lo sottomette. (20)

 

- Disfatta storica del "lavoro" e delle sue strutture organizzate. >>>

·              ridimensionamento del peso specifico del lavoro nell'ambito di società' industrialmente avanzate;

·              generale arretramento nelle condizioni di vita e di lavoro per fasce maggioritarie della popolazione;

·              drastico indebolimento delle sue rappresentanza politiche e sociali. (28)

 

- Le tre rotture deliberate: >>>

1) Passaggio da una regolazione monetaria su base politica delle valute, a una regolazione finanziaria su base di mercato.

2) Deregolazione e liberalizzazione dei mercati valutari e finanziari.

3) La questione dell'inflazione che sostituisce, nell'agenda politica, il tema della piena occupazione. (32)

 

- Il fordismo si basava: >>>

1) Un paradigma tecnologico: uso massiccio di tecnologie di concatenazione e del taylorismo;

2) Un regime di accumulazione: economie di scala sul piano produttivo e consumi di massa sul piano distributivo;

3) Un modo di regolazione sociale ed economica: regolazione dei prezzi, riconoscimento del sindacato, negoziazione collettiva, sostegno della domanda, sistema pubblico di sicurezza sociale (welfare state). (34)

 

1) Organizzazione fordista che protegge la fabbrica da turbolenze esterne e processo produttivo concatenato.

2) Regime di accumulazione (inclusivo): il circolo virtuoso tra produzione crescente a costi decrescenti basata sulle economie di scala, standardizzazione del prodotto.

 

            Il sistema della forza lavoro (Castel): >>>>>

1) Netta separazione tra coloro che lavorano effettivamente e regolarmente e gli inattivi o i semiattivi che occorre sia escludere dal mercato del lavoro, sia integrare in forme istituzionalmente regolate.

2) La fissazione del lavoratore al suo posto di lavoro e la razionalizzazione del processo di lavoro nel quadro di una gestione del tempo precisa, parcellizzata, regolamentata.

3) L'accesso attraverso la mediazione del salario, a nuove forme di consumo operaio, grazie alle quali l'operaio diventa esso stesso l'utente della produzione di massa.

4) L'accesso alla proprietà' sociale e ai servizi pubblici, grazie al quale il lavoratore e' anche un soggetto sociale suscettibile di partecipare allo stock dei beni comuni, fuori mercato, disponibili nella società'.

5) L'iscrizione della condizione salariale in un diritto del lavoro che riconosce il lavoratore in quanto membro di un collettivo dotato di uno statuto sociale che va al di la' della dimensione puramente individuale del contratto di lavoro. (80)


- CRISI DEL FORDISMO fondato sull'"assenza dei limiti":

Il processo di lavoro: radicale riorganizzazione del sistema di fabbrica (tecnologico e organizzativo): robotizzazione e just in time, automazione spinta di alcuni segmenti del ciclo produttivo, riorganizzazione integrale dell'intero sistema logistico dell'impresa

Meta' anni '70 primo shock petrolifero: il tasso di crescita dell'economia mondiale decresce. Anni '80 decresce ancora. Esempio del mercato dell'auto. Esistenza di limiti.

 

- Taiichi Ohno, "padre" del Toyota production system: >>>

·              organizzazione della produzione orientata al massimo risparmio di risorse interne;

·              riduzione sistematica di ogni ridondanza organizzativa;

·              riduzione di ogni diseconomia interna.

 

- 1) Modificazione del regime di accumulazione (escludente), escludendo dall'universo di fabbrica ogni fattore inessenziale. >>>

·        Massima economicità' in ogni comparto produttivo. Lean production, produzione snella; fabbrica integrata (o corta).

·        Just in time: tecnica di comunicazione e movimentazione interna alla fabbrica (ed estesa all'intero sistema della subfornitura), che consiste, letteralmente, nel far giungere sulla linea di montaggio i semilavorati esattamente nel momento opportuno ed esattamente nella quantità' necessaria.

·        Ripersonalizzazione del lavoro: >>

            - economicizzazione del lavoro umano;

            - riduzione dell'intero organico a lavoro direttamente produttivo (eliminazione delle mansioni logistiche e massimizzazione della flessibilità');

2) Irrigidimento del mercato: aprirsi alle turbolenze. Garantire l'adattamento rapido delle condizioni produttive alle mutevoli condizioni ambientali. >>>>

            - Dalla tecnologia di concatenamento alle tecnologie elettroniche

            - Dalle macchine speciali a quelle polifunzionali

            - Da produzioni di grande serie a produzioni per piccoli lotti (specializzazione flessibile).

            - Superamento della separazione tra ideazione ed esecuzione, stimolando le forme di autoattivazione della forza-lavoro. >>>

                        - Carattere egemonico e totalizzante della fabbrica.

                        - Pressione sulla forza-lavoro.

                        - Flessibilità' crescente al "lavoro vivo", sia in termini qualitativi che quantitativi.

 

- Il modello organizzativo

Il sogno fordista della fabbrica totalmente autosufficiente e soprattutto perfettamente sincronica e' realizzato nella sua dimensione estrema con l'applicazione integrale della flow production, della produzione organizzata intorno all'idea del flusso continuo dei materiali.

Nel nuovo modello produttivo post-fordista non si coordina più' per "contiguità'", ma per "connessione". Non si usa più' il territorio come unita' di organizzazione del processo di lavoro, ma lo si attraversa. Lo si scompone e ricompone come un qualunque fattore produttivo "interno" all'organizzazione del lavoro, sotto la spinta di una nuova "rivoluzione spaziale" connessa a un inedito salto tecnologico (svolta di sistema).

- Il paradigma organizzativo fordista si basava sul salto tecnologico del secolo: l'elettrificazione.

- Il paradigma organizzativo postfordista si basa sul salto tecnologico della diffusione dell'elettronica e dell'informatica (telematica).

Alla base della nuova logica organizzativa non c’è' la centrale ma il network (la rete).

 

- Il principio di razionalità' >>

* Il sistema impresa (integrazione del processo di lavoro, disintegrazione della forza-lavoro)

Il passaggio da un sistema rigidamente strutturato, dotato di una razionalità' forte - strategica, sinottica, capace di una robusta capacita' di previsione e di programmazione -, a un sistema fluido e mobile, orientato più' alla navigazione a vista che non alla pianificazione (il cristallo e il fumo).

Impresa orizzontale. Impresa olonico-virtuale.

Emerge come rilevante una nuova, più' devastante divaricazione tra un processo di estrema concentrazione del potere strategico nelle mani di pochi, potentissimi gruppi globalizzati - dotati di un alto potenziale di mobilitazione di risorse immateriali (ideative, finanziarie, logistiche) (empowerment) - e un processo di estrema disseminazione delle funzioni operative (downsizing) in un numero crescente di piccole attivati' produttive (task environment) - dotate di un forte potere di comando sul lavoro concreto.

Modello organizzativo delle transnazionali: >>

·              Mantenere all'interno attivati' a elevata densità' di sapere strategico (ideazione, progettazione, marketing, gestione finanziaria, logistica).

·        Scaricare all'esterno, nelle rete flessibile delle affiliate o meglio nella catena mutevole dell'out-sourcing, nei distretti lenticolari della subfornitura, le attivati' operative labour intensive.

·        Strategie nell'internazionalizzazione della produzione: >>>

          1) trarre pienamente vantaggio dal proprio originario potenziale di economie di scala, puntando a raggiungere i mercati periferici mediante massicce esportazioni dal paese di localizzazione primaria (Toyota);

          2) tendenza a sviluppare una produzione per il mercato nazionale e un'altra fondamentalmente diversa per i mercati e steri, mantenendo un certo grado d'indipendenza, anche organizzativa, tra i due emisferi del proprio universo produttivo (Ford);

          3) trasferimento nei mercati di destinazione di stabilimenti capaci di riprodurvi l'intero ciclo produttivo della madre-patria (Fiat).

 

-  Il sistema della forza lavoro. >>>>

1) Crescente difficoltà' a separare l'area del lavoro da quella del non-lavoro (emergere di figure, condizioni, stati intermedi: atipici).

2) Dal salariato classico al lavoratore autonomo:

            - Responsabilizzazione del lavoro dipendente - (relativa) risoggettivizzazione del lavoro operaio;

            - Subordinazione del lavoro autonomo - desoggettivizzazione del lavoro artigiano.

3) Diffusa messa a lavoro dell'intera società'. Colonizzazione dei mondi vitali interni, degli spazi privati dell'esistenza collettiva, da parte della logica dell'impresa. Il legame sociale come una materia prima del processo di valorizzazione.

4) Trasformazione della società' con obiettivi condivisi con l'immagine di una società' di atomi predatori, competitivi, portatori - ognuno - di microfinalità' a breve raggio e impegnati - tutti - nell'ottimizzazione contingente della propria collocazione sociale.


IL MODERNO STATO-NAZIONE: dal potere al sovrano (stato assoluto), al potere della comunità' (stato costituzionale).

1) E' questa sorta di isomorfismo spaziale rispetto alla norma - questa equivalenza di ogni punto con un altro, all'interno dell'ambito territoriale di riferimento ai fini della operatività' normativa, indifferentemente alle specificità' di luogo e di persona - che fa del territorio uno spazio di giurisdizione dell’autorità' politica sovrana, e che gli affida, dunque, come tale, la funzione di definire, strutturare e quindi permettere di controllare la comunità' politica, attribuendo ad essa un ordine e una "identità'". (105)

2) Rivoluzione strutturale: i tre poteri sociali: una sfera del potere politico nettamente e funzionalmente separato dalle rispettive sfere del potere ideologico e del potere economico, e per molti aspetti sovraordinato a essi come forma di potere sovrano.

 

- La globalizzazione rompe queste due condizioni attraverso la doppia rivoluzioni delle telecomunicazioni e dei trasporti. Rottura radicale della reale percezione collettiva dello spazio.

 

- La globalizzazione coincide con l'"invenzione", - o meglio con la produzione sociale, per via tecnologica e simbolica - di una nuova spazialità': con l'emergere di un nuovo spazio sociale: la società' globale.

            La nuova spazialità' postnazionale:

1) Spazio globale.

2) Spazio eterogeneo, discontinuo, puntiforme (funziona come una rete, piuttosto che come un territorio).

 

- Conseguenze: (111)

1) L'isomorfismo spaziale viene meno: ogni punto della superficie territoriale viene sottoposto a stimoli, sollecitazioni, costruzioni diverse da ogni altre, a seconda del diverso flusso di risorse economiche e comunicative globali che lo attraversano.

Una spazialità' organizzata secondo logiche di flusso anziché' di luogo.

2) Nello spazio globale agiscono poteri altrettanto globali, smisurati, incontrollati e incontrollabili.

Oltre il 65% dei soggetti politici a base nazionale sono oggi economicamente inferiori rispetto alle nuove potenze economiche globali.

Un meccanismo devastante per quanto riguarda quell'ambito cruciale della sovranità' politica territorializzata che e' la leva fiscale: il diritto esclusivo di prelevare tasse sulla ricchezza generale del territorio. La costituzione di paradisi fiscali sparsi globalmente.

3) Ritorno di forme di patrimonialismo: l'esercizio cioè' del potere sugli uomini a partire dal possesso diretto dei mezzi di amministrazione e delle disponibilita' economiche del territorio.

La commistione stretta tra potere politico ed economico da una parte e quello del potere ideologico nella forma interamente postmoderna di un rinnovato potenziale di produzione simbolica, di elaborazione dell'immaginario collettivo, dell'autorappresentazione collettiva, da parte di poteri indipendenti dall'apparato politico e ad essi sovrastanti alimentati da gigantesche risorse economiche.

 

- Quello che sembra profilarsi e' un diffuso processo di decostruzione della modernità' politica che sembra ripercorrere a ritroso, esattamente, il suo percorso di costruzione intorno alla spazialità' territoriale dello Stato-nazione, lasciando intravedere al fondo una sorta di rifeudalizzazione. (116)

 

- Naisbitt: "Più' cresce l'economia globale, più' piccoli diventano i singoli attori nazionali".

Sul piano geopolitico, la traduzione del più' generale principio economico secondo cui più' cresce l'economia mondiale, più' gli attori minori diventano protagonisti.

Quanto più' singole aree territoriali omogenee divengono dipendenti dai flussi di ricchezza globale, tendono più' a rendersi indipendenti, "autonome", dallo spazio territoriale nazionale.

- Ohmae: gli stati nazionali sostituiti da nuove più' agili configurazioni territoriali, di raggio regionale, meno attardate da questioni di solidarietà' territoriale.

 

- La globalizzazione incomincia a produrre

1.    uno spazio a propria diretta misura, determinato sulle misure delle esigenze produttive. Uno spazio direttamente capitalistico, realizzando appunto la sussunzione reale del territorio al proprio processo di valorizzazione.

2.    La trasformazione del territorio da semplice condizione esterna della produzione  - da mero contesto entro il quale il ciclo produttivo si organizza - in fattore produttivo diretto, in soggetto della produzione. O, se si preferisce, in generatore di energie sociali destinate a essere consumate nel processo produttivo: materia prima e insieme mezzo di produzione (i distretti industriali, sistemi integrati di subfornitura, indotti ramificati dell'impresa a rete, delle filiere industriali in cui si articola e si incarna la pratica crescente dell'outsourcing, del decentramento produttivo, dell'esternalizzazione di funzioni produttive e di servizi.

3.    La megamacchina postfordista non opera solo (tanto) come condensatore di risorse globali su scala locale, ma anche e soprattutto, al contrario, come gigantesco aspiratore e consumatore di risorse locali su scala globale.


1- FINE DEI PATTI:

·      Fine del patto sociale centrale "compromesso socialdemocratico". L'idea dello sviluppo economico indefinito attraverso la concentrazione in fabbrica e la nascita del proletariato e centralità' dello stato, che appare come base naturale fin dalle prime rivendicazione nei rivoluzionari della Germania post 1a guerra. Conflitto distributivo. Il conflitto si sposta dalla dimensione della produzione a quella della distribuzione e del consumo.

- Crisi di oggi del paradigma socialdemocratico e dell'analisi della sinistra.

L'equivalenza tra sviluppo e concentrazione capitalistica (spezzata dal processo di decentralizzazione e di polverizzazione del sistema dell'impresa), e la naturalità' della società' salariata come prodotto necessario dello sviluppo stesso (falsificata dall'opposta tendenza centrifuga e frammentante del mercato del lavoro).

Il conflitto redistributivo viene attaccato dalla competitività' globale. Il surplus delle imprese generato dalla maggiore produttività' sociale viene monopolizzato dal sistema stesso dell'impresa, come risorsa vitale, strategica.

La parte residua, statica, finita, fissa (destinata al monte salari) - rimane in sospensione negli strati bassi della nuova atmosfera economica, oggetto dei meccanismi di regolazione locali (gioco a somma zero). (149) Il conflitto distributivo tende ad essere esercitato su una parte sempre più' limitata di ricchezza sociale.

I margini del riformismo si riducono al minimo. Il soggetto politico di riferimento (la socialdemocrazia di oggi) gestisce il conflitto distributivo nella sua nuova dimensione orizzontale.

- I professionisti della mediazione sociale e della regolazione consensuale tentano di rifondare la propria legittimazione su una nuova capacita' di raccordo tra decisioni e politiche delle grandi agenzie del capitale globalizzato e sistema paese. Essi sostituiscono il criterio della rappresentanza sociale con quello della esclusività' decisionale: di pretendere il monopolio della decisione in quanto espressione della propria universalità' contrapposta alla particolarità' degli altri soggetti sociali.

Il ruolo della socialdemocrazia oggi e' far funzionare al contrario la macchina statale come strumento della distribuzione dell'indigenza anziché' della ricchezza.

·        Fine del patto finanziario: alto livello d'inflazione/alto interesse debito pubblico per mantenere elevato il consumo delle classi medie.

·        Fine del patto fiscale tra classe media e ceto politico.

 

2 - fine del conflitto sull'asse verticale del rapporto capitale-lavoro e della coppia fabbrica-stato. Inizio del conflitto di carattere orizzontale dove competono territori contigui.

Le antiche solidarietà' di classe, o di gruppo produttivo, tendono a sciogliersi man mano che la socialità' viene "messa al lavoro" nel luogo stesso in cui si produce - il territorio, appunto; man mano che viene trasformata in materia prima, e sussunta al processo di lavoro in una logica di competitività' mercantile.

 

3 - L'emergere di un populismo di tipo nuovo.

Il populismo si caratterizzava per una identità', unita' organica da una parte, e atteggiamento anti istituzionale, decostruzione dell'apparato.

Il nuovo populismo e' caratterizzato da una forte predominanza del secondo aspetto - mercantile, atomistico, competitivo - come sostrato naturale che si contrappone all’artificialità' delle forme consolidate di rappresentanza politica, intese come un vincolo, un freno, non alla possibilità' di ricomposizione omogenea del popolo, ma alla piena, libera competitività' delle singolarità', residuo vincolo sociale al processo di desocializzazione innescato dalla corsa del locale verso l'accesso a risorse globali. Liberismo dal basso (Bonomi). (131)

Alle destre populiste (Lega e Polo) si contrappone una destra economica dai poteri forti, vecchi pilastri del fordismo. (132)

 

* LIBERARE E FEDERARE.

·        Se la logica prevalente e' l'economicizzazione del mondo come prodotto diretto della parallela mondializzazione dell'economia - se cioè' quello che ci si trova ad affrontare e' in primo luogo la colonizzazione dei nostri mondi vitali da parte dell'economia generalizzata - allora la risposta non può' non passare per un primo, radicale processo di liberazione dell'immaginario collettivo e delle forme materiali di cooperazione dal dominio dei rapporti mercantili come unica forma di regolazione sociale. Come unica forma di rapporto, inevitabilmente a-sociale.

·        La possibilità' di qualche resistenza quanto le chances per una qualche offensiva non possono prescindere dalla capacita' di realizzare forme di ricomposizione sociale, di riaggregazione, di ricostruzione del legame sociale, tali da imporre una qualche riterritorializzazione del capitale: un'inedita finalizzazione delle risorse globali alla riproduzione di socialità' localizzata.

 

* Rivalorizzare le altre forme di conflitto che all'origine del movimento operaio avevano affiancato, e talora conteso il campo, all'ipotesi socialdemocratica. In primo luogo il conflitto per l'autonomia sociale e produttiva del lavoro. E poi mettere in campo tutte le risorse culturali e organizzative disponibili per mettere in atto un esteso processo di ricostruzione di socialità' e di aggregazione dal basso, la' dove la potenza astrattizzante della valorizzazione globalizzata scava e disgrega, a livello del sociale.

 

* La sinistra del prossimo secolo, dunque, o sarà' sociale o non sarà'. O sarà' in grado di intervenire direttamente nei processi di formazione e strutturazione degli aggregati sociali, dei principi costitutivi stessi del legame sociale, nei processi attraverso i quali l'essere sociale si costituisce e consiste, o l'orizzonte entro cui si era definito l'intero repertorio di pratiche e di funzioni di identità' collettiva che va sotto il nome di sinistra politica rischia di estenuarsi e di evaporare insieme a quella civiltà' del lavoro entro cui si era formata.

 

* La produzione sociale del sociale o sara' voluta dunque o non sara'.

Se la socialità', in quanto risorsa scarsa, sara' sussunta nell'universo delle merci e trattata, appunto, come una merce da produrre e scambiare; o se al contrario porta' essere sottratta all'universo del valore di scambio - dichiarata in qualche modo indisponibile a essere consumata nel processo di valorizzazione, in quanto prerequisito stesso di ogni forma di cooperazione sociale -, per essere investita in un processo di riproduzione allargata di rapporti sociali e di relazioni umane altre rispetto alla dimensione impersonale delle merci: nella elaborazione artificiale di un territorio liberato capace di contrastare la marcia apparentemente inarrestabile dell'economia generalizzata, offrendo nuovi, paralleli, e tendenzialmente antagonistici circuiti di comunicazione e di relazione tra gli uomini. (157)

 

- Il modello americano.

·      Dall'originaria difesa del welfare all'aggressiva proposta di workfare. Un modello d'intervento sociale orientato a una aumentata pressione sugli assistiti affinché' accettino di essere inseriti in qualche ruolo produttivo. Esso si basa, ufficialmente  e formalmente, su una concezione apparentemente contrattualistica e condizionale dell'assistenza, in cui questa si ritiene erogata a condizione e nella misura in cui il destinatario eroghi a propria volta  - o quantomeno sia disponibile a farlo - prestazioni socialmente utili.

·      La conversione di una concezione basata sulla sicurezza (del reddito e delle condizioni di vita) a una concezione basata sull’utilità'. Da una centralità' della cittadinanza sociale, alla centralità' della produttività' individuale, in cui l'appartenenza alla comunità' viene condizionata alla prestazione: non e' più' un prius, ma un posterius.

·      Lo stato rinuncia a gestire il proprio ambito di comportamento economico e li trasferisce a quelli del mercato.

·      L'intero universo sociale, l'intera rete di comportamenti e di definizione dei valori, si conforma all'unico criterio dell’utilita’. Tutto deve divenire produttivo, deve partecipare al processo sociale di valorizzazione economica perché' l'unico modo di essere incluso e' contribuire alla valorizzazione secondo le modalità' e i tempi di cooperazione che la forma impresa definisce.

 

* Altro modo di affrontare la crisi del politico e' riattivando il circuito della reciprocità' e della solidarietà'.

L'economia solidale che ha come elementi costitutivi >>>

·        in primo luogo la dimensione volontaria e consapevole del raggruppamento;

·        il riferimento a un legame sociale che si mantiene attraverso al messa in opera di una attivati' economica;

·        strutturazione di spazi pubblici di prossimità' che sono degli spazi pubblici autonomi, cioè' derivanti da processi regolati della reciprocità' e non dal denaro o dal potere amministrativo; il che la differenzia dalla pura dimensione domestica dello scambio, autarchica e integralmente privata.

 

* In quegli spazi - in quella fessura aperta dall'alto negli interstizi di una compagine sociale che si sta chiudendo, dall’opportunità' di un sistema continentale di regole e di garanzie - può' inserirsi l'azione dal basso dei diversi, e multiformi, manutentori del territorio, dei nuovi artigiani di una socialità' da costruire attraverso l'investimento di radicalità' progettuale e di saper fare relazionale, di chiunque voglia partecipare a una ricostruzione plausibile dell'universo sociale fuori dall’orizzonte irreparabilmente breve del calcolo di utilità' individuale, secondo una intenzionalità' che assuma, qui e ora, l'interesse collettivo - il bene comune - come fine e misura dell'agire.

 

* Dalla resistenza all'innovazione, dalla welfare community su base municipale all'auto-organizzazione antagonistica, dal conflitto di fabbrica all'autoproduzione di servizi e di saperi finalizzati alla valorizzazione della propria identità' lavorativa autonoma.


IL TERZO SETTORE (167)

- Di fronte a una crisi congiunturale di due grandi sistemi di regolazione sociale - il mercato e lo stato -, va emergendo una terza forma della regolazione, distinta sia dai rapporti di autorità' tipici del politico, sia dai rapporti di utilità' tipici dell'economico.

 

- Il terzo settore e' legato da un doppio nesso al paradigma socioproduttivo del nostro tempo: da una parte automizzazione della sfera economica da quella sociale e dall'altra risultato di quella differenziazione delle forme e delle figure del lavoro.

 

- Luogo privilegiato di riproduzione di quella risorsa sempre più' scarsa che si chiama socialità'.

 

- In campo politico amministrativo si e' passati da una configurazione societaria di residualità' delle attivati' di terzo settore, a una configurazione di sussidiarietà' subalterna.

Se il terzo settore significa riprodurre in forma più' morbida, il modello americano di trasferimento di competenze dal circuito redistributivo del politico a quello utilitaristico del mercato, allora finisce per essere il volano per l'inserimento nel sistema produttivo di disadattati più' o meno giovani. Come un workfare non dichiarato.

 

- Il terzo settore non e' tanto l'oggetto di una opzione univoca cui dire si' o no in blocco, quanto piuttosto il terreno di confronto - e di scontro - tra diverse concezioni dell'essere nel sociale e di fare società'.

 

- Sarebbe un grave arretramento se qualcuno pensasse di affidare alle strutture di terzo settore la gestione di aree di extraterritorialità' sociale; e se qualcuno si illudesse che da ciò' possa provenire una qualche legittimazione.

 

- Necessita' di definire: >>>

·        più' precisa definizione concettuale delle attivati' di terzo settore;

·        adeguate barriere all'ingresso per selezionare le attivati' realmente solidaristiche;

·        giungere rapidamente alla formazione di una carta dei diritti dei lavoratori post-fordisti.

 

* Il terzo settore come luogo di formazione e riproduzione di soggettività' collettive altre rispetto a quelle operanti sul doppio mercato, come soggetto attivo volto a realizzare quel pieno diritto di cittadinanza e a promuovere forme di cooperazione sociale qualitativamente diverse.

 

* Il terzo settore dovrebbe suggerire criteri capace di fondere strettamente la funzione (cioè' il servizio sociale prestato) e la prestazione (cioè' la forma in cui esso e' prodotto): il tipo di output generato, e il modo attraverso cui questo e' stato fatto, il grado di socialità' che ha caratterizzato il processo di cooperazione attraverso cui quel risultato e' stato raggiunto.