Attacco allo Stato sociale e ai diritti

di Bruno Carchedi

I diritti di cittadinanza messi in discussione
nel momento in cui dovrebbero essere potenziati e allargati

 

1 In tutto l'occidente i diritti di cittadinanza - intesi come insieme di diritti democratici, cioè di rappresentanza democratica, e di diritti sociali, cioè di accesso a un livello adeguato di protezione sociale - vengono oggi rimessi brutalmente in discussione. Ad essi si fanno risalire quelli che vengono indicati come i mali principali che affliggono le società mature: il crescente indebitamento pubblico e, al tempo stesso, gli atteggiamenti di 'irresponsabilità' dei singoli nei confronti della durezza del vivere quotidiano, causati dal beneficiare gratuitamente dei diritti legati al funzionamento dello stato sociale; l'instabilità politica, la frammentazione dei partiti, la cosiddetta ingovernabilità, causate dai diritti legati alla rappresentanza democratica. Si è sviluppata l'egemonia di una cultura di destra e un senso comune regressivo per cui questioni di immensa portata sociale e ideale vengono ridotte a problemi di produttività tecnico-economica. La società viene concepita come una sorta di zona di libero scambio, in cui il benessere di tutti può essere perseguito solo se ogni singolo individuo è lasciato libero di perseguire il proprio tornaconto personale in competizione con gli altri. 'Ciò che va bene per il mercato va bene per tutti' ci ripetono ogni giorno i liberisti militanti del Sole 24 Ore, cercando di convincerci della loro visione del mondo, che qualcuno ha giustamente definita anarco-capitalista. La logica aziendalistica del pareggio di bilancio deve presiedere al funzionamento delle varie istituzioni dello stato sociale, gestendo con criteri privatistici tutto ciò che non si può subito privatizzare, per prepararlo alla successiva privatizzazione. Mentre si ritiene insopportabile il carico pensionistico e assistenziale, si considera del tutto naturale il carico derivante dal pagamento degli interessi ai detentori dei titoli di stato. La povertà è una colpa, dovuta alla mancanza di iniziativa personale; la violenza - e quella metafora economica della violenza che è la competizione senza regole - è nell'ordine naturale delle cose; e così via farneticando. E se proprio deve esserci intervento dello stato che sia di segno capovolto rispetto a quanto avvenuto finora. Il concetto di perequazione sociale e di redistribuzione territoriale viene additato come causa di impoverimento generale: non bisogna dare ai poveri che consumano improduttivamente quanto loro dato, ma bisogna dare ai ricchi che investono e in tal modo producono ricchezza di cui, prima o poi, tutti si avvantaggeranno; non bisogna dare alle regioni più arretrate ma alle regioni più sviluppate, che faranno da motore a tutta l'economia.

2 Che nel determinarsi di questa situazione ci siano responsabilità precise di gran parte della sinistra non ci sono dubbi. La sinistra moderata ha assorbito in modo acritico, come una spugna, idee, tematiche, argomentazioni tipiche da sempre della destra. La rinuncia a elaborare un progetto anche solo parzialmente alternativo, la riduzione della politica da strategia sui contenuti a tattica quotidiana sugli schieramenti, l'obiettivo di andare al governo comunque, e cioè non come conseguenza di un processo di trasformazione e avanzamento sociale ma, al contrario, come traguardo a cui subordinare contenuti e referenti sociali, etc. hanno fatto sì che il partito del mercato e delle regole (cioè della democrazia ridotta a insieme asettico di 'regole del gioco') sia diventato un vero e proprio partito trasversale, che ha fatto proseliti, troppi proseliti, nella sinistra un tempo riformista. Ci sono però anche, potenti, motivazioni di natura strutturale. In tutti questi anni si è determinata una vera e propria catena perversa di cause ed effetti che, a partire dalla generale deregolamentazione dell'economia e della finanza, in una situazione di tendenziale stagnazione delle economie industrializzate, ha innescato un processo sempre più virulento di ipercompetizione internazionale fra gli stati, fra le grandi imprese transnazionali, fra i vari sistemi macroregionali. Di conseguenza le aziende non soltanto operano con il taglio dell'occupazione e con l'aumento dei ritmi di lavoro ma chiedono, e ottengono, che una quantità sempre maggiore delle risorse pubbliche sia spostata a loro favore. Di qui le varie fiscalizzazioni degli oneri sociali, i regimi fiscali di favore (legali o illegali), le periodiche svalutazioni competitive nei paesi a moneta debole e, sopra tutto, l'abbattimento delle spese collettive non immediatamente funzionali alla valorizzazione del capitale, e cioè l'abbattimento delle spese di protezione sociale. Non si tratta però soltanto di questo. Gli stessi meccanismi che sono alla base dei ripetuti attacchi allo stato sociale costituiscono anche il terreno su cui si sviluppa il deterioramento del livello democratico. Da questo punto di vista l'analisi di Dahrendorf è condivisibile: per potere imporre i necessari sacrifici in termini di taglio dei redditi e dei servizi collettivi è indispensabile il rafforzamento degli esecutivi, lo svuotamento degli istituti rappresentativi, l'accentramento del potere nel governo, la vanificazione del meccanismo di bilanciamento dei vari poteri e contropoteri istituzionali. Diventa così sempre più difficilmente compatibile con l'odierno sviluppo capitalistico non solo la democrazia caratterizzata da contenuti di socialità, la democrazia della partecipazione, quella democrazia che in Italia si è sviluppata con il funzionamento di sindacati e di partiti di massa radicati nei luoghi di lavoro e sul territorio, ma anche la democrazia puramente rappresentativa, quella che - secondo gli stessi principi liberaldemocratici - ha come suo caposaldo il parlamento come istanza decisionale principale. Il futuro che le società occidentali sembrano preparare è non solo quello di uno sviluppo senza occupazione, ma anche di uno sviluppo senza democrazia e senza diritti.

3 L'erosione dei diritti sociali di cittadinanza si manifesta sopra tutto come restringimento progressivo del campo di intervento dello stato sociale. é una tendenza generale, che investe tutto il mondo capitalistico avanzato, ma che viene praticata con modalità, obiettivi intermedi e tempi diversi nelle diverse situazioni. In molti paesi europei l'insieme dei servizi e delle prestazioni dello stato sociale è stato realizzato, almeno tendenzialmente, come diritto di cittadinanza, e quindi avente caratteristiche di universalità, egualitarismo e solidarietà. Si tratta del risultato di lotte durissime, condotte per decenni da parte dei lavoratori e delle lavoratrici di quei paesi. In altri paesi, e negli Usa, il welfare state non ha queste caratteristiche: è un insieme di sussidi e servizi, caratterizzati da infimi standard qualitativi, che viene elargito ai settori più bisognosi della popolazione (poveri, ex-operai anziani, etc.), essendo tutto il resto delle prestazioni sociali privatizzato, e cioè ridotto a merce. Il che significa che ne può beneficiare chi ha i soldi per permetterselo. Ti puoi curare in modo adeguato se hai i soldi, puoi andare a scuola se hai i soldi, puoi trascorrere una vecchiaia decorosa se hai i soldi, etc. In ogni caso, quale che sia il livello delle prestazioni sociali nelle varie situazioni, c'è un dato comune: l'attacco articolato e flessibile ai preesistenti livelli di sicurezza sociale, per bassi che possano essere. E così, mentre nei paesi europei un tempo più avanzati socialmente si punta a degradare i livelli di protezione sociale cercando di applicare il modello anglosassone di beneficenza statale per i poveri, negli Usa ad esempio si tende comunque a ridurre ulteriormente, sopra tutto da parte della destra repubblicana, le miserabili prestazioni del welfare state esistente. Naturalmente per fare passare tutto questo si punta sulla disinformazione e sulle menzogne in modo da generare passività e accettazione rassegnata. Come causa pressochè unica della crisi del welfare europeo, e del sistema pensionistico in particolare, viene indicato l'innalzamento dell'età media della popolazione, per potere presentare i tagli come inevitabili. Non si ricorda mai che l'invecchiamento demografico si accompagna ad altri fenomeni come l'aumento costante della produttività e dei profitti, nè si fa quasi mai cenno alle altre cause di crisi delle finanze pubbliche: la disoccupazione, che fa diminuire i contributi dei lavoratori occupati, i profitti delle case farmaceutiche per quanto riguarda il comparto sanitario, l'abuso padronale della cassa integrazione ordinaria, etc.

4 I diritti di cittadinanza vengono messi in discussione proprio nel momento in cui l'evoluzione della società e dell'economia ne richiederebbe un potenziamento e un allargamento. La disoccupazione di massa a carattere strutturale richiederebbe l'inserimento nei diritti di cittadinanza dell'obiettivo del lavoro minimo garantito. L'aumento dell'area dell'esclusione sociale e della povertà richiederebbe l'inserimento nei diritti di cittadinanza del reddito di cittadinanza, da intendersi sia come servizi collettivamente resi che come reddito monetario individuale. Obiettivo, quest'ultimo, non in contraddizione con il precedente, dato il carattere anch'esso strutturale dell'emarginazione sociale come portato non dell'arretratezza della società ma della sua modernizzazione e americanizzazione. L'importanza strategica del controllo dei media ai fini della manipolazione del consenso, per veicolare modelli di vita e di consumo omologanti, per creare immaginari collettivi funzionali al potere portano alla comunicazione a senso unico, all'overdose di informazione che non informa, alla spazzatura culturale che trabocca dai vari canali televisivi. 'Mai tanti uomini sono stati mantenuti nella incomunicazione da così pochi. Il numero di quanti hanno solo il diritto di ascoltare e di guardare aumenta costantemente mentre si riduce vertiginosamente il numero di quanti hanno il privilegio di informare, di esprimersi, di creare' (Eduardo Galeano su Le Monde Diplomatique del gennaio 1996) I diritti all'informazione, cioè ad essere correttamente informati, a comunicare con tutti senza barriere tariffarie, ad avere accesso alla cultura, sia come fruitori che come produttori, devono essere rivendicati come diritti democratici di cittadinanza.

5 La caduta di protezione sociale comporta non solo diminuzione di reddito ma anche paura e senso di insicurezza generalizzato. Ciò può favorire, in situazioni e contesti diversi in cui altri elementi di carattere politico e sociale e di natura strutturale e sovrastrutturale entrano in gioco, sbocchi contrapposti: la ricerca di soluzione individuale e la deriva verso destra, per cui si creano nemici esterni (gli immigrati) e si cerca la personalità guida (presidenzialismo), o la soluzione collettiva a sinistra (in Italia a fine '94 e in Francia a fine '95), se esiste un minimo punto di riferimento organizzato. Le recenti lotte dei lavoratori italiani e francesi hanno dimostrato che gli obiettivi di difesa e riqualificazione dello stato sociale costituiscono il terreno su cui sono possibili grandiosi movimenti di lotta, che possono condizionare in modo significativo le scelte dei governi e forzare i vincoli imposti dal liberismo economico. A patto naturalmente che la sinistra, tutta la sinistra, si liberi delle lenti deformanti dell'autonomia del politico, e sappia ritrovare le ragioni di una iniziativa sociale e politica che vada oltre le frontiere nazionali. Se c'è un dato impressionante che si impone alla nostra attenzione è il silenzio dei lavoratori francesi durante gli scioperi in Italia per le pensioni contro il governo Berlusconi e, successivamente, il silenzio dei lavoratori italiani durante gli scioperi in Francia contro Chirac e Juppè. Occorre una sinistra che sappia rompere questi silenzi.